Pubblichiamo qui alcune slide che sintetizzano e mettono in ordine la teoria del neo-jacksonismo.
Parlare di neo-jacksonismo significa fare in conti con una serie di autori che a partire dal 1800 hanno proposto una architettura cerebrale e un modello di mente spinto da motivazioni naturali ed evoluzionisticamente giustificate, proponendo letture della psicopatologia fondate su alcuni assunti di base.
Per approfondire, per chi volesse, rimando a questo articolo e ricordo che l’AISTED ha avviato da tempo un gruppo di discussione sul tema.
Il neo-jacksonismo ben si accorda con le teorie più recenti sul post-trauma, dato che ripensa l’individuo come “sano” alla nascita, e toccato in seguito da eventi in grado di corrompere il normale funzionamento dell’equilibrio tra i diversi “livelli” della mente.
Come sostiene Russel Meares riprendendo Tulving, esistono memorie più profonde e “incarnate” di altre: la memoria procedurale precede quella episodica, e i ricordi più “volatili” sono proprio quelli che -secondo la legge di Ribot– vengono persi prima nelle patologie neurodegenerative. I traumi precoci si “inscrivono” qui, nelle memorie più antiche, più incarnate, meno volatili, e permangono nella vita delle persone sotto forma di “fantasmi” evocati da trigger provenienti dal mondo esterno.
In queste slide (liberamente fruibili e divulgabili) vengono sintetizzati gli antecedenti teorici alle formulazioni sul modello gerarchico che oggi chiamiamo “neo-jacksoniano”, i primi autori, i “continuatori” e gli autori più recenti a sposare questo modo di concepire la psicopatologia (come Benedetto Farina, Clara Mucci e il già citato Russell Meares).
Si tratta di un modo di intendere la psicopatologia che riesce a epurare il mondo del bambino dai “sospetti di seduzione sessuale” di freudiana memoria, ormai fuori tempo -e fuori luogo. Il trauma è sempre esterno e interpsichico, deriva da attacchi alla sicurezza o da discontinuità nei rapporti, o da gravi mancanze -ma è sempre proveniente dall’esterno.
Qui le slide:
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