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Il Foglio Psichiatrico

Blog di divulgazione scientifica, aggiornamento e formazione in psichiatria e psicoterapia

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18 May 2026

La controversia sul servizio di Le Iene sulla psicoterapia assistita da psichedelici (PAP)

di Raffaele Avico

Ripubblichiamo sul nostro portale un commento fatto da Studio Aegle a proposito di un recente servizio de Le Iene sull’utilizzo della psilocibina in ambito ospedaliero.

Lo studio clinico a cui fa riferimento il servizio, è quello coordinato da Giovanni Martinotti.

Il commento di Studio Aegle assume un tono parecchio critico, allineandosi con alcuni esperti che hanno trovato il servizio televisivo sensazionalistico e “grossolano”.

Fabio Villa (che abbiamo intervistato in passato, e che sulla PAP –Psicoterapia Assistita da Psichedelici– ci ha scritto un libro, “L’oceano della mente” -che abbiamo recensito), ha usato proprio questo termine -”grossolano”- nel suo commento al servizio, servizio che risulta per lo meno “problematico” alla luce dei vistosi errori comunicativi (e di metodo scientifico) fatti, come negarsi totalmente la domanda: “ma non è che entrando in uno studio medico con una paziente sotto psilocibina con un’intera troupe televisiva, si andranno ad alterare il setting e le condizioni necessarie all’effetto psicoterapico del farmaco??”. Sempre di Villa, pubblichiamo un commento scritto a fondo articolo.

Qui di seguito il commento di Studio Aegle (che aveva scritto per noi un approfondimento sulla ricerca scientifica in ambito psichedelici, recuperabile qui).


COMMENTO 1: Studio Aegle

Ho lasciato sedimentare qualche giorno prima di scrivere questa newsletter perché volevo essere sicura di dire qualcosa di utile e non di sfogarmi. Il risultato, temo, è che devo comunque sfogarmi, ma proverò a farlo con metodo.

Le Iene hanno mandato in onda un servizio sul trial di psilocibina del Prof. Giovanni Martinotti. Le Iene fanno Le Iene, e non lo dico come critica: è il loro mestiere, hanno fatto il loro lavoro. I problemi credo siano altri.

Visto che non è stato detto chiaramente in venti minuti di video, lo dico io: la psilocibina è una sostanza illegale in Italia, il suo uso al di fuori di un contesto clinico controllato è un reato, e un servizio televisivo di questo tipo, per quanto non intenzionalmente, può alimentare il rischio di emulazione con conseguenti possibili danni.

La prima cosa che ho pensato guardandolo è stata: è come trasmettere in diretta una seduta dallo psicologo, o una confessione al prete. Puoi firmare qualsiasi liberatoria, per carità, ma le mie perplessità non riguardano le pazienti che hanno scelto di farsi riprendere, è più cosa è eticamente ammissibile fare all’interno di un trial clinico. La riservatezza dei partecipanti durante tutta la durata di uno studio non è una cortesia, è un requisito codificato nelle buone pratiche cliniche internazionali, a partire dalla Dichiarazione di Helsinki. A un certo punto del servizio è comparsa sullo schermo una risonanza magnetica con il nome e cognome della paziente, che avrà (spero) certamente acconsentito, ma rimangono dati di privacy sensibili. Il consenso informato è uno strumento prezioso e necessario, ma è una procedura, non un’etica.

C’è poi tutta una questione scientifica che credo debba essere affrontata. Martinotti ha costruito il suo disegno sperimentale attorno a un’ipotesi specifica: isolare la molecola, eliminare le variabili di contesto, niente psicoterapia, niente mascherina, niente musica, setting ridotto. È una posizione legittima e coerente con una certa visione della farmacologia psichedelica, su cui si può discutere, ma che ha una sua logica interna.
Se però l’obiettivo dichiarato è isolare la molecola da tutto il resto, allora mettere una troupe televisiva dentro la stanza non è solo un problema etico, è anche una scelta metodologicamente catastrofica. E dentro quella stanza c’era una Iena sul letto, microfono in mano, durante quello che avrebbe dovuto essere il momento più privato e vulnerabile dell’intero protocollo. Non è un dettaglio minore.

La presenza delle telecamere introduce multipli ordini di problemi, come per esempio l’expectancy effect, per cui i pazienti che sanno di essere filmati e di partecipare a un evento mediatico tendono ad aspettarsi di più dall’esperienza e a interpretarla di conseguenza; l’observer effect, per cui il semplice fatto di essere osservati modifica il comportamento; il social desirability bias, che in una sessione psichedelica ripresa da una telecamera raggiunge livelli difficilmente quantificabili.
Potrei pure proseguire… proseguo va.
Ci sono anche le demand characteristics: quando i partecipanti captano, anche inconsapevolmente, cosa ci si aspetta da loro e vi si conformano. In un contesto con telecamere, giornalista e il miracolo della guarigione a portata di pillola, è forse il bias più insidioso di tutti. Qualcuno potrebbe perfino credere di essere in pieno trip senza esserlo davvero, trascinato dall’hype del contesto.
Il setting che Martinotti voleva tenere fuori dalla porta è rientrato dalla finestra con tutta la sua potenza amplificata.
È come voler scoprire la temperatura esatta di una stanza e nel frattempo far partire l’aria condizionata, accendere un termosifone e far entrare dieci persone: a quel punto non stai più considerando solo la temperatura, stai valutando il caos. Chiedersi cosa stiano misurando questi dati diventa una domanda scientificamente legittima, e la risposta onesta è che non lo sappiamo con certezza. Di sicuro non stanno misurando “solo la molecola”. Per mantenere le variabili invariate nella prossima somministrazione, tanto vale chiamare Striscia la Notizia.

La ricerca sugli psichedelici esiste da settant’anni, ci sono centinaia di studi pubblicati, trial in corso in mezzo mondo, istituzioni che stanno costruendo linee guida pezzo per pezzo. Presentarla come se stesse nascendo adesso, attorno a uno “scienziato visionario”, dice già molto sulle priorità di questo servizio: la narrazione prima di tutto, la scienza dopo. Ed è la stessa logica che ha portato a decidere di aprire la porta alle telecamere durante la raccolta dati. La risposta giusta, con tutto il rispetto, era non aprirla, o per lo meno non in quel momento: c’è un tempo per la narrazione e un tempo per la scienza, e durante un trial attivo le due non vanno molto d’accordo. Ogni contaminazione esterna ha conseguenze che nessuna analisi statistica può correggere dopo.

Quello che mi rimane, alla fine, è un dilemma che non riguarda né i bias né il protocollo. Riguarda cosa succede dentro una persona durante un’esperienza psichedelica, e cosa significa essere lì in quel momento.

Uno stato espanso di coscienza non è un prelievo di sangue. Non è nemmeno una risonanza magnetica, dove stai fermo in un tubo e il tuo contributo è non muoverti. È un momento in cui i confini abituali tra dentro e fuori si allentano, in cui emergono cose che normalmente restano sepolte, in cui la persona è esposta in un modo che in condizioni ordinarie non sarebbe mai disposta ad accettare. Questo vale indipendentemente dal setting e dall’ipotesi di ricerca. Richiede un contenitore umano adeguato non perché lo dica un protocollo terapeutico, ma perché fa parte della natura stessa di quell’esperienza. Diciamo che richiede che per lo meno si sappia cosa sia un’esperienza psichedelica, una consapevolezza che, se c’è, di certo non si lascia sotto il tappeto perché oggi viene la TV a filmarci.

Quella Iena sul letto non era solo una variabile confondente. Era qualcuno dentro uno spazio che avrebbe dovuto essere protetto, in un momento in cui quella protezione non era un optional metodologico ma una responsabilità elementare verso una persona che si era affidata ai propri medici.

La ricerca psichedelica sta costruendo la sua reputazione scientifica studio dopo studio, da decenni, e c’è chi lo fa con rigore e rispetto per quello che queste sostanze sono. Credo che chi la racconta, e chi la conduce, dovrebbe trattare l’esperienza psichedelica con la stessa cura, anche se si è convinti che la molecola basti da sola. Anche in Italia, con tutto quello che abbiamo e tutto quello che ci manca, se vogliamo sappiamo farlo.


COMMENTO 2: Fabio Villa

Se ho capito bene lo studio di Martinotti sulla psilocibina ha parecchie criticità metodologiche da discutere.
Partiamo dalla selezione dei pazienti.
Negli studi sugli psichedelici struttura di personalità, traumi, dissociazione, stile di attaccamento, funzionamento emotivo, aspettative, vulnerabilità psicotiche possono influenzare enormemente il tipo di esperienza, la risposta antidepressiva, gli effetti collaterali. Eppure non mi sembra chiaro quanto queste variabili siano state normalizzate, stratificate e controllate statisticamente. Con una sostanza come la psilocibina questo è un problema enorme, perché l’esperienza soggettiva non è “rumore”: è probabilmente parte del meccanismo terapeutico.
Poi Martinotti userebbe il trazodone per attenuare gli effetti percettivi ed esperienziali del trip.
L’idea sembra ricalcare studi internazionali che usano antagonisti 5HT2A come la ketanserina insieme alla psilocibina. La differenza è che la ketanserina è un antagonista 5HT2A relativamente “pulito”; il trazodone invece è un farmaco molto più promiscuo dal punto di vista recettoriale. In teoria il razionale sarebbe rendere meno disponibili i recettori 5HT2A alla psilocibina, mantenendo però eventuali effetti antidepressivi legati alla neuroplasticità (dovuta a meccanismi alternativi ai 5HT2A). Tradotto: non serve il viaggio psichedelico, basta la neuroplasticità. Dal video de Le Iene non sembra nemmeno funzionare benissimo nel sopprimere l’esperienza psichedelica.
Forse l’assunzione di trazodone riguarda una fase dello studio che partirà più avanti?

Il problema è che il trazodone NON è un semplice “bloccante del trip”. Il trazodone è antidepressivo, ansiolitico, sedativo, antagonista H1, antagonista α1, modulatore serotoninergico. Quindi, se un paziente migliora… grazie a cosa sta migliorando davvero? Psilocibina? Trazodone? Sedazione? Effetto anti-impulsivo? Miglioramento del sonno? Riduzione dell’ansia? Interazione fra farmaci? Aspettative? Quest’ultimo bias è già stato descritto nel podcast.
Inoltre non puoi quantificare davvero né quanta occupazione 5HT2A stai ottenendo, né quanta psilocibina stai “bloccando”, o quanto l’esperienza soggettiva venga attenuata. Usare l’esperienza riportata dal paziente come proxy biologico è estremamente debole perché la variabilità interindividuale è gigantesca.
Quindi, se ho capito bene: si rischia un’enorme quantità di bias metodologici in un’area dove set, setting, esperienza, relazione, trauma, significato soggettivo potrebbero essere parte centrale della terapia.
Mi pare si tenti di trasformare la psichedelia in una procedura farmacologica standardizzata, sterilizzata, ridotta alla sola neuroplasticità misurabile, con il rischio di trascurare l’esperienza umana e la dimensione trasformativa, lasciando solo il modello biochimico industrializzabile.
Riguardo gli outcome, nello studio di Martinotti, la “neuroplasticità” data dalla psilocibina non sembra essere misurata direttamente. Non sembrano esserci previsti PET recettoriali, marker biologici di plasticità, misure dirette sinaptiche, biomarcatori tipo BDNF etc. nel protocollo. Gli outcome principali sembrano restare scale depressive e questionari clinici vari. Quindi la “plasticità” viene inferita indirettamente. Il confronto sembra essere psilocibina vs TMS con uso di EEG, fMRI, connettività cerebrale, network analysis. Il razionale dello studio pare basarsi sul cambiamento dei network cerebrali e della loro associazione con un eventuale miglioramento della depressione. Ma qui c’è un problema: cambiare oscillazioni EEG, connettività fMRI, attività del default mode network non significa automaticamente crescita sinaptica, rimodellamento neurale stabile, né plasticità antidepressiva profonda. Sono proxy molto indiretti. Inoltre sia psilocibina che trazodone, che TMS modificano arousal, ansia, attenzione, salience, oscillazioni corticali, stato di coscienza. Quindi se trovi differenze EEG/fMRI che cosa stai davvero misurando? Neuroplasticità o semplice neuromodulazione transitoria? Si usa il termine “neuroplasticità” in modo molto largo.


NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)

 

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2 April 2026

Intervista a Fabio Villa sulla Psicoterapia Assistita da Psichedelici (PAP) in Svizzera

di POPMed

Fabio Villa è uno psichiatra e psicoterapeuta di Losanna, con un passato da chirurgo.

Attualmente, come si ascolta nell’intervista, il suo lavoro a contatto con gli psichedelici l’ha reso il più “attivo” sperimentatore di Psicoterapia Assistita da Psichedelici (PAP) in Svizzera, nel suo studio, insieme alla collega Magdalena.

La Svizzera è il cuore psichedelico d’Europa, di gran lunga “avanti” sotto tutti i punti di vista in ambiente europeo. Ne abbiamo qui scritto estesamente.

Fabio ha recentemente scritto un libro, “L’oceano della mente”, di cui faremo uscire a metà mese una recensione approfondita.

In questo video ci ha parlato di simboli, di Byung Chul Han, di potere trasformativo e mitopoietico delle sostanze, introducendoci al suo lavoro quotidiano.

Un professionista che, come si osserva -e si osserva ancora di più leggendo il suo libro- parte dal “dato reale”, dai pazienti, per trarre conclusioni a riguardo del potere psicoterapico degli psichedelici, senza ideologismi di sorta.

Ci ha inoltre consigliato alcuni volumi da leggere, come i classici di Hoffman e Huxley (Le porte della percezione) e Il saggio su Pan di Hillman.

Qui la sua intervista.


NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)

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22 September 2025

IL PRIMO CORSO DI PSICOTERAPIA ASSISTITA DA PSICHEDELICI IN ITALIA (PESCARA, 2026)

di Raffaele Avico

Illuminismo psichedelico (podcast dell’Associazione Luca Coscioni) ha organizzato e sponsorizzato di recente un corso rivolto a psicoterapeuti e psichiatri di PAP, psicoterapia assistita da psichedelici.

É il primo corso del genere fatto in Italia, un segno importante per la scena psichedelica del nostro Paese, un grosso progetto che si svilupperà a partire dal 2026, fino a metà del 2027. Altrove in Europa (lasciando stare gli USA) corsi del genere erano organizzati da associazioni già molto strutturate e longeve, come la Mind di Berlino (avevamo intervistato qui Matteo Buonarroti a proposito del corso PAP della Mind).

L’obiettivo è preparare futuri clinici ad assistere pazienti con l’aiuto di sostanze psichedeliche, come psilocibina o MDMA: queste molecole hanno dimostrato effetti fortemente trasformativi e sembrano essere in grado di incidere su aspetti psicopatologici finora particolarmente problematici, come gli effetti a lungo termine del trauma, o un vissuto depressivo resistente ai farmaci.
Le sessioni di psicoterapia assistita da psichedelici saranno completamente diverse, per setting e durata, da quelle a cui siamo abituati a pensare: avranno una durata di molte ore, con il farmaco lasciato agire sul paziente per le ore necessarie affinché il suo effetto si concluda -e il facilitatore a guidare o supervisionare il “viaggio”.
Fondamentale riprendere le esperienze vissute durante il viaggio psichedelico al fine di introdurle nella “vita quotidiana”, per via di un percorso di integrazione svolto dal terapeuta a seguito dell’esperienza.
Dopo un cinquantennio di oscurantismo politico sul tema, il progresso della ricerca a proposito degli psichedelici sembra ora aprire a nuove, esaltanti prospettive cliniche.

Per dare un’occhiata al futuro non occorre andare lontano, è sufficiente guardare alla situazione svizzera, cuore del rinascimento psichedelico europeo.

Il corso avrà sede a Pescara, a partire da gennaio 2026. Qui i dettagli. Tra i relatori del corso Giorgio Samorini, Studio Aegle, Fabio Villa (autore di questo libro a tema), e moltissimi altri.

(Sempre a tema psichedelia, da questo blog, questi 10 link da cui partire)


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1 April 2025

RICERCA E DIVULGAZIONE IN AMBITO DI PSICHEDELICI: 10 LINK

di Raffaele Avico


Raccogliamo qui una decina di link “strategici” per avventurarsi in questa “età dell’oro” della ricerca e dello studio sugli effetti delle sostanze psichedeliche, e per capire come questo lavoro di riscoperta impatterà il mondo della nuova psicoterapia e della psichiatria.
Eccoli.

  1. una selezione di documentari video accurata ed esaustiva sulla psichedelia mondiale
  2. l’incredibile lavoro di Andrew Gallimore sulla DMT. Gallimore ha tentato di “mappare” il mondo “creato” dall’utilizzo di DMT attraverso diversi libri; in questi anni si sta in particolare dedicando allo studio della DMT infusa in modo prolungato (si veda questo studio). Qui un’intervista significativa
  3. un ricercatore e divulgatore che sta imponendosi sulla scena psichedelica italiana, lavorando però da Londra -con David J. Nutt-, Tommaso Barba
  4. l’ecosistema dei contenuti emanati dal lavoro dell’Associazione Luca Coscioni, dal podcast Illuminismo psichedelico ai cerchi di integrazione psichedelica (fortemente avanguardistici in Italia). In particolare questo video uscito di recente a proposito del fine vita. 
  5. un blog di nicchia di cui abbiamo già parlato: le impressioni di un ricercatore che su di sé sperimenta sostanze psichedeliche, riportando fedelmente le sensazioni e il suo vissuto; scritto in modo magistrale: Phenomenautics
  6. Jon Hopkins ha pubblicato un disco (“Music for Psychedelic Therapy”) di musica elettronica pensato per fare da sottofondo a un’esperienza con psilocibina, avventurandosi in luoghi “selvaggi” per campionare suoni; il risultato è impressionante, lo si recupera qui
  7. la Svizzera è vicina all’italia ed è attualmente in Europa il luogo più avanzato in termini di studio, ricerca e utilizzo di sostanze psichedeliche in ambito psichiatrico. Ne abbiamo scritto qui e in precedenza avevamo intervistato Federico Seragnoli che segue percorsi di PAP (Psicoterapia Assistita da Psichedelici) in Svizzera
  8. la (relativamente) neonata SIMEPSI, Società Italiana di Medicina Psichedelica, già molto attiva -e già molto autorevole
  9. negli anni ‘90 una coppia di ricercatori indipendenti californiani, i coniugi Shulgin, sintetizzarono e provarono su loro stessi centinaia di molecole psichedeliche: i risultati di questi studi sono raccolti in due libri contigui, PiHKAL e TiHKAL. Qui il profilo Wikipedia dei coniugi, qui invece un video pubblicato anni fa da Vice con un’intervista alla coppia, e qui archiviati i diari scritti a mano dallo stesso Alexander Shulgin
  10. in ultimo, il pezzo forte, una selezione di 10 articoli “fondamentali” e solidi in senso statistico a cura di Studio Aegle, per POPMed.

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NB: “POPMED”, UNA NEWSLETTER DI AGGIORNAMENTO A TEMA “PSI”, A PAGAMENTO. Qui per iscriverti

 

Article by admin / Generale / interviste

10 January 2025

IL CONVEGNO DI BOLOGNA SULLA PSICOTERAPIA ASSISTITA DA PSICHEDELICI (dicembre 2024)

di Raffaele Avico

La SIMEPSI ha organizzato, insieme alle realtà svizzere ALPS e ASPT – Association Suisse Psychédéliques en Thérapie, un convegno a Bologna nello scorso dicembre, che ha interamente filmato e reso fruibile in modo gratuito su Youtube.

Molteplici gli interventi di interesse per chi è interessato al “rinascimento psichedelico”, dalla presentazione della Simepsi da parte di Matteo Buonarroti, all’affaccio sulla realtà svizzera da parte di Federico Seragnoli, agli studi di Tania Re sul fine vita assistita da psichedelici, fino a un’intervista fatta a una coppia di clinici del Ticino che privatamente praticano psicoterapia assistita da psichedelici.

L’insieme dei video si può reperire qui.


NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI

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7 October 2024

Speciale psichedelici, a cura di Studio Aegle

di redazione POPMed

PREMESSA: abbiamo chiesto a Caterina Bartoli (aka Studio Aegle –linktr.ee/studio_aegle) di consigliarci 10 articoli “imperdibili” -più o meno recenti- a proposito di psichedelici e loro utilizzo in ambito psicoterapeutico/psichiatrico. Cogliamo l’occasione per spingere una realtà italiana appena nata ma molto promettente -di cui Caterina fa parte- impegnata in ambito di psichedelia, la SIMEPSI, Società Italiana Medicina Psichedelica (qui una presentazione).

Buona lettura!

1. 24 anni fa (ketamina)

Nel 2000, basandosi su una lunga serie di ricerche precliniche in cui si evidenziava il possibile ruolo dei recettori NMDA nella patofisiologia della depressione maggiore, qualcuno si è chiesto se la ketamina, un potente antagonista NMDA, potesse avere proprietà antidepressive oltre che le già note proprietà di analgesico dissociativo sfruttate in anestesia. È stato quindi condotto un piccolo studio randomizzato in doppio cieco, in cui 7 pazienti con depressione maggiore hanno ricevuto ketamina endovena in infusione, oppure soluzione fisiologica. I pazienti che avevano ricevuto ketamina hanno mostrato una significativa diminuzione dei sintomi depressivi nelle 72 ore successive all’infusione: al contrario del placebo, la ketamina ha mostrato evidenti miglioramenti in tutte le scale di valutazione utilizzate. Questo ha aperto la strada ad una lunga serie di ricerche cliniche che hanno portato all’approvazione nel 2019 dell’utilizzo della esketamina (Spravato) nella depressione resistente al trattamento. Nonostante la ketamina sia considerata uno psichedelico non classico, si può dire che da questo momento in poi sono state gettate le basi per la moderna ricerca in medicina psichedelica. Trovi qui l’articolo:

Eccovi l’articolo:

Antidepressant effects of ketamine in depressed patients

2. 18 anni fa (psicolocibina)

Il Dr. Roland Griffiths, recentemente scomparso, viene a ragione riconosciuto come uno dei padri fondatori del cosiddetto Rinascimento Psichedelico, la moderna riscoperta delle proprietà terapeutiche degli psichedelici, dopo che la messa al bando di queste sostanze da parte del presidente Nixon nel 1970 pose fine ad una prolifica serie di ricerche cliniche e al più noto movimento hippie. Griffiths, fondatore del Center for Psychedelic & Consciousness Research alla Johns Hopkins University riuscì ad ottenere nel lontano 2006 il permesso di somministrare psilocibina a 30 soggetti randomizzati che non avevano mai provato psichedelici, giusto per vedere che cosa succedeva. Le profonde esperienze mistiche vissute hanno continuato ad avere ripercussioni positive anche a 2 mesi di distanza dal trip: tutti i partecipanti riferirono duraturi miglioramenti nel loro comportamento e nella loro visione del mondo, cambiamenti notati anche dai loro amici e familiari. Possibile che le esperienze mistiche possano essere indotte così facilmente e anche studiate in maniera rigorosa e statistica? Possibile che gli psichedelici non siano solo droghe brutte e cattive come ci dicono dagli anni Settanta e che, se utilizzate in un ambiente clinico controllato, possano avere anche un effetto positivo? Possibile.

Eccovi l’articolo:

Psilocybin can occasion mystical-type experiences having substantial and sustained personal meaning and spiritual significance

3. Cervello entropico

Un vero e proprio scienziato VIP del Rinascimento Psichedelico è il Dr. Robin Carhart-Harris, allievo dell’ancora più famoso Dr. David Nutt dell’Imperial College di Londra. Insieme, sono tra i più prolifici autori di ricerca in medicina psichedelica, soprattutto in tutta quella parte complessa, e a tratti oscura, delle neuroscienze. A loro dobbiamo la teoria del cervello entropico: una maggiore caoticità nelle connessioni cerebrali corrisponde ad una aumentata ricchezza di informazioni processate. Nella nostra quotidianità operiamo con il risparmio energetico, oscilliamo in un range abbastanza ristretto di entropia cerebrale, ma con i giusti stati di alterazione della coscienza si possono mescolare le carte in tavola e gli psichedelici sono ben noti per alterare lo stato di coscienza. È stata quindi fatta una cosa semplice ma rivoluzionaria: è stata data psilocibina a soggetti sani che sono stati poi infilati in una risonanza magnetica funzionale, per vedere che cosa succedeva al cervello durante il trip psichedelico. Mai prima di allora era stato visto un cervello più caotico. E mai prima di allora era stato visto su schermo il silenziamento del Default Mode Network (DMN), il direttore d’orchestra delle nostre funzioni cerebrali superiori, tutte quelle operazioni metacognitive dalla riflessione sul sé ai sogni ad occhi aperti (Freud avrebbe forse parlato di ego). Curioso che nella depressione, nell’OCD e nelle dipendenze il DMN sia particolarmente attivo. Curioso anche che gli psichedelici siano noti per dissolvere l’ego.

Eccovi l’articolo:

The entropic brain: a theory of conscious states informed by neuroimaging research with psychedelic drugs

4. Connettomica psichedelica

Se uno non è neuroscienziato o se non ha la più pallida idea di che cosa voglia dire homological scaffolds, è possibile capire in maniera semplice cosa succede al cervello sotto l’effetto della psilocibina? Questa immagine, la più famosa e caratteristica nella ricerca psichedelica moderna, aiuta anche i più naive: a sinistra le connessioni, alquanto noiose, di un cervello normale, a destra le connessioni di un cervello in pieno trip psichedelico.

Aree cerebrali che normalmente non hanno alcun tipo di comunicazione tra di loro, iniziano interessanti conversazioni: da qui nascono tutte quelle caratteristiche di un trip psichedelico, dalle sinestesie alla dissoluzione dell’ego, dalle alterazioni visive alle esperienze mistiche.

Eccovi l’articolo (per i più smanettoni):

Homological scaffolds of brain functional networks

[—>prosegui su POPMed per gli altri 6 articoli]

Article by admin / Generale

30 July 2024

LA (NEONATA) SIMEPSI E UN INTERVENTO DI FABIO VILLA SULLA TERAPIA ASSISTITA DA PSICHEDELICI A LOSANNA

di Raffaele Avico

La neonata SIMEPSI ha da poco pubblicato un video sul suo canale youtube in cui il direttivo presenta la Società Scientifica, e invita uno psichiatra italiano e formatosi in Svizzera e ora di ruolo a Losanna, Fabio Villa, a raccontare la sua esperienza in ambito di terapia assistita da psichedelici. Interviene anche, nella fase finale del webinar, Henrik Jungaberle della Mind Foundation di Berlino, a proposito della formazione in PAP (psicoterapia assistita da psichedelici) erogata da Mind.

Presenti anche Gjergj Cerri (che aveva già scritto questo su questo blog) e Matteo Buonarroti, vicepresidente di SIMEPSI che qui avevamo intervistato.

L’intervento di Fabio Villa si configura come il più formativo e ricco di spunti.

Interessanti le osservazioni che Villa porta a proposito del “livello” di intervento del farmaco psichedelico, che sembra riuscire a intervenire sugli aspetti pre-simbolici e pre-linguistici di alcuni disturbi.

Chi lavora con pazienti affetti da disturbi gravi di ansia o da PTSD, si rende perfettamente conto di come i sintomi del disagio psichico persistono nonostante il paziente abbia razionalmente compreso le cause e ogni aspetto del disturbo stesso. Nonostante il lavoro sulla metacognizione sia eseguito alla perfezione, non sembra sufficiente per scardinare le risposte “automatiche” e “autonomiche” che alcuni disturbi portano con sé. Il farmaco psichedelico sembra intervenire su un livello più emotivo o come direbbero gli strategici percettivo/reattivo, inerente le risposte del corpo, senza passare dal linguaggio o dal semplice “pensiero a proposito del disturbo stesso”. La differenza che esiste insomma tra il “parlare” di un disturbo dell’attaccamento  -per esempio-, e vivere un’esperienza correttiva con qualcuno che ci possa far sperimentare dal vivo un modo “diverso”, e farcelo interiorizzare.

Ci troviamo all’interno di un luogo, di un ambito di “intervento” della psicoterapia non necessariamente misurato dal linguaggio, che ricorda la “psicoterapia con l’emisfero destro” di Schore, le metafore/aneddoti “terapeutici” di Milton Erickson, le suggestioni degli strategici, gli interventi sul corpo per il PTSD. Non sempre infatti la razionalità aiuta nel rileggere in modo terapeutico i disturbi: il potere della cura passa a volte da altro, da altre esperienze, dallo sperimentare modalità nuove, dal rileggere la propria situazione per via di metafore e immagini potenti (pensiamo solo all’immagine/concetto del confine interpersonale), dall’esporsi a situazioni temute (e qui rimandiamo agli articoli a proposito del lavoro di Emiliano Toso che su questo blog abbiamo più volte citato). Avevamo scritto in precedenza a proposito dell’inconscio non rimosso, il luogo di “deposito” delle esperienze primarie inerenti l’attaccamento, non rimosse perché pre-cognitive e pre-linguistiche, “incarnate” senza passare dal pensiero. I farmaci psichedelici promettono di poter “arrivare” anche lì in senso psicoterapico, “bypassando” per certi versi il pensiero stesso.

Estremamente interessanti le osservazioni fatte dai relatori a proposito della “ego death”, e su come il disturbo venga – a volte- fatto proprio dal paziente, e diventi un aspetto della sua identità/personalità: il lavoro con gli psichedelici aiuterebbe -anche- a lasciarlo andare, o a promuovere una dis-identificazione dallo stesso.

Qui il video:

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Article by admin / Generale / interviste

28 March 2024

GLI INCONTRI DI AISTED: LA PSICOTERAPIA ASSISTITA DA PSICHEDELICI A GINEVRA (16 APRILE 2024)

di Raffaele Avico

Il 16 aprile 2024 alle 19 via Zoom e accessibile a tutti, AISTED ha organizzato un incontro con Federico Seragnoli, psicologo e dottorando presso Hôpitaux Universitaires de Genève (HUG), a proposito dell’uso terapeutico delle sostanze psichedeliche.

Attualmente in Svizzera (e in pochi altri luoghi in Europa) viene usata la psicoterapia assistita da psichedelici: come sappiamo l’MDMA è studiato da anni come possibile aiuto farmacologico nel contesto della cosiddetta “fase 2” del trattamento delle sindromi post-traumatiche, essendo in grado di predisporre la mente a un miglior lavoro di esposizione ai ricordi traumatici, mitigando le risposte di allarme.

Federico ci racconterà della sua esperienza in Svizzera, delle sue osservazioni a riguardo, del suo lavoro come psicologo in quel contesto.

L’incontro verterà sulle seguenti domande:

  • Federico, ci racconti chi sei e di cosa ti occupi? Quali sono i progetti che porti avanti con il tuo gruppo di lavoro?
  • Parliamo del tuo lavoro in ambito psichedelico: Ginevra sembra essere l’unico luogo in Europa dove la psicoterapia assistita da psichedelici è erogata al pubblico. Ci spieghi com’è possibile e come funziona l’iter?
  • Come si svolge, nel concreto, una sessione? Ci racconteresti qualcosa di un caso da te seguito?
  • Quali sono i professionisti coinvolti in un percorso di psicoterapia assistita, e quali sono i razionali di intervento (disturbi-target, principio di funzionamento della PAP, e risultati attesi?)
  • Ci daresti un parere personale sulla psicoterapia assistita da psichedelici, e sul rinascimento psichedelico in generale?
  • Spunti di approfondimento (siti, film, libri, articoli, gruppi di lavoro in ambito di ricerca, etc.)?

Qui la pagina per iscriversi sul sito AISTED.


Altro su questo blog a proposito di psichedelia e psichedelici:

  • MDMA PER IL POST-TRAUMA: BEN SESSA E ALTRI RIFERIMENTI IN RETE
  • MDMA PER IL TRAUMA: VIDEOINTERVISTA A ELLIOT MARSEILLE (A CURA DI JONAS DI GREGORIO)
  • VERSO L’MDMA NEL TRATTAMENTO DEL PTSD
  • RUBRICA: TERAPIE PSICHEDELICHE
  • PHENOMENAUTICS

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14 March 2024

Psicoterapia assistita da psichedelici: intervista a Matteo Buonarroti

di Raffaele Avico

Abbiamo intervistato Matteo Buonarroti, primo medico italiano – per ora – ad aver completato il training, organizzato dalla Mind foundation a Berlino, sulla psicoterapia assistita da psichedelici..

Matteo ci ha raccontato di aver deciso per una “svolta” in senso professionale in area salute mentale, dopo alcuni anni di pratica come Medico di Medicina Generale. L’interesse per l’area psichedelica e per la psichiatria d’avanguardia, lo hanno portato poi a frequentare un corso di due anni a Berlino, il cui programma può essere recuperato qui.

In Europa, al momento, non esistono altre realtà che erogano training certificato della durata di due anni: negli Stati Uniti sono più presenti, per esempio il corso organizzato da CIIS, o da NAROPA.

Buonarroti ci ha fatto notare che il corso è stato incentrato sugli aspetti teorici e “preparatori” inerenti l’uso di psichedelici in psicoterapia, tenendo conto che non è ancora previsto che la psychedelic therapy si possa applicare su pazienti al di fuori dei contesti di ricerca -tranne in pochi paesi come l’Australia, la Svizzera e qualche stato in USA.

Al momento, come prima accennato, l’unico luogo in Europa dove la psicoterapia assistita da psichedelici è praticata su soggetti umani, è la Svizzera, a Ginevra (si veda questa intervista a Federico Seragnoli).

Matteo ci ha inoltre fornito di alcuni spunti per poter introdurre alla questione e approfondire, tra cui Magic Medicine su Netflix, e il documentario La Sostanza – Storia dell’Lsd.

Ci ha inoltre raccontato dei più attivi e seri gruppi di ricerca sul tema, come il gruppo della John Hopkins University (il più antico) o quello del King’s College a Londra (documentato nel prima citato documentario Magic Medicine, in cui compare anche il “famoso”” tossicologo David J. Nutt, ci cui abbiamo già parlato qui su POPMed).

La puntata è riservata agli iscritti al servizio POPMed, e la si recupera qui.

Qui altro sul “rinascimento psichedelico”.


NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)

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7 March 2022

GLI PSICHEDELICI COME STRUMENTO TRANSDIAGNOSTICO DI CURA, IL MODELLO BIPARTITO DELLA SEROTONINA E L’INFLUENZA DELLA PSICOANALISI

di Gjergj Cerri

Il panorama attuale della salute mentale rappresenta un punto di svolta nella storia della psichiatria. Ci troviamo di fronte ad un notevole aumento di persone che soffrono di depressione, con cifre che raggiungono i 300 milioni a livello globale e con quasi 800 000 suicidi commessi ogni anno.

Di farmaci realmente nuovi ed efficaci ce ne sono pochi e per di più, il trattamento psicofarmacologico puro, seppur un metodo molto efficace nel rendere più accessibile a larga scala la cura dei disturbi psichici, rappresenta uno strumento le cui limitazioni sono note. Tra queste ultime si annoverano un range non insignificante di effetti avversi, una modesta efficacia rispetto al placebo in alcuni casi e una fetta della popolazione pari al 20% per la quale questi strumenti non inducono l’outcome desiderato.

Di fronte a questa situazione, sembra intuibile e logica la necessità di uno strumento che non solo riesca ad agire in modo da indurre un benessere a lungo termine agendo a livello etiologico e non solo sintomatologico, ma che riesca per di più a permettere alle persone sane di mantenere una buona salute psichica a lungo termine. Riguardo questi due punti credo sia di fondamentale importanza menzionare il modello di psicopatologia che colloca quest’ultima in uno spettro, agli estremi dei quali c’è la psicopatologia e dall’altro lato la sanità mentale, con tutte le possibili variazioni all’interno. È grazie a questo modello di psicopatologia che possiamo effettivamente usare strumenti che permettano una vera e propria profilassi per le malattie mentali, significativamente carente rispetto alla profilassi delle malattie prettamente “organiche”. Per ricalcare questa necessità, ricordiamo che la WHO già nel 2004 ha evidenziato per la prima volta l’importanza di strumenti simili.
Come abbiamo imparato da questa ultima pandemia, la salute mentale rappresenta un pilastro nella qualità di vita di ciascuno di noi, ma oltre a questo ci ha anche fatto capire quanto rapidamente può evolvere la ricerca delle cure per una malattia una volta riconosciuta la sua etiologia.

Il problema dell’etiologia dei disturbi psichici è stato un argomento controverso e di lunga data, i cui “conflitti” tra gli eminenti dei vari filoni possono aver contribuito all’assenza di una teoria unificante, per quanto questa possa essere altrettanto un tema controverso in ambito di neuroscienze e psichiatria. Quello che sta trasparendo dagli ultimi studi è che gli psichedelici possano rappresentare un ponte tra i vari strati di concezione della mente e della psicopatologia, tra i quali i due più importanti quello biologico e quello psicologico. Ormai lo sappiamo che questa distinzione è di natura arbitraria e non totalmente corretta e che più si va a fondo più questa linea divisoria sbiadisce.


Per di più queste sostanze stanno mostrando efficacia terapeutica in una lunga serie di disturbi psichici, come DCA, autismo, dipendenza, DAG, depressione, ansia e DOC. Tutti questi disturbi sono stati associati ad un’assenza di flessibilità cognitiva e psicologica. I ricercatori stanno cercando di capire i meccanismi grazie ai quali gli psichedelici riescono a svolgere la loro azione terapeutica e le loro scoperte hanno messo in evidenzia alcuni modelli di concezione della mente in alcuni casi, e creato nuovi in altri. I meccanismi sono tanti e diversi, ma il punto fondamentale è la neuroplasticità in senso neurobiologico e la flessibilità in senso psicologico. È grazie a questo fenomeno che si riesce a uscire da pattern di pensiero e di comportamento tipici dei disturbi psichici. Usando la teoria dei sistemi dinamici si può intendere l’azione dei psichedelici come volta ad un appiattimento del panorama energetico della mente e cervello, riducendo l’influenza degli attrattori, ovvero tutti quei moduli cognitivo-comportamentali responsabili delle manifestazioni psicopatologiche. Tutto ciò comporterebbe la riduzione “dell’energia psichica” necessaria per cambiare il modo di pensare e di comportarsi.

Questo meccanismo terapeutico sembra sia correlato al pathway del recettore 5HT2A della serotonina. Secondo il modello bipartito della serotonina, possiamo suddividere le funzioni della serotonina in due grandi pathway, quello del recettore 5HT1A e quello del recettore 5HT2A. In poche parole, il pathway del recettore 5HT1A è responsabile del coping passivo dello stress (tolleranza) mentre quello del recettore 5HT2A è responsabile del coping attivo nel quale si cerca di affrontare ed eliminare la fonte dello stress.

Focalizzandoci brevemente su questo secondo pathway, possiamo dire che sono per appunto questi recettori il target primario degli psichedelici e che grazie a questi viene mediata la neuroplasticità e la flessibilità psicologica.
Il pathway mediato dal recettore 5HT2A sembra essere molto diverso da quello del recettore 5HT1A. Quest’ultimo agisce da isolante di fronte allo stress, aumentandone la tolleranza grazie a una riduzione dell’attività cortico-limbica di fronte agli stimoli negativi, mediata dall’azione inibitoria dei recettori 5HT1A. È questo il pathway sfruttato in ambito terapeutico dagli antidepressivi come gli SSRI.
D’altro canto, abbiamo il pathway del recettore 5HT2A che permette di aprire una finestra di plasticità nella quale la sensibilità agli stimoli sembra essere aumentata e questo rappresenta un meccanismo neutrale, nè nocivo né terapeutico. Grazie all’utilizzo del set e setting giusto, questa sensibilità può essere sfruttata per ricalibrare pattern disfunzionali, portandolo a divenire così un mezzo terapeutico.

Figura 2 Differenze tra i pathway del recettore 5HT1A e 5HT2A

La differenza significativa tra questi due pathway può indicare verso un possibile uso complementare tra i farmaci che agiscono in modo separato su questi due pathway. È stato infatti proposto che un’attivazione combinata del pathway del recettore 5HT1A e 2A possa avere una influenza positiva complementaria a livello affettivo, grazie alla tolleranza allo stress (1A) e la flessibilità psicologica (2A). Questa possibile combinazione è ancora lontana dal focus della ricerca in ambito psichedelico, tenendo conto dell’incombente rischio di sviluppo di una sindrome serotoninergica.
La plasticità può essere interpretata secondo la teoria del cervello entropico di Carhart-Harris come un aumento di entropia, un aumento di disordine evidentemente essenziale per permettere quel flusso di informazioni bottom-up, che permettono a loro volta di modificare pattern irrigiditi (modello REBUS). Secondo questa teoria, sviluppata grazie a indagini di neuroimmagine in pazienti sotto effetto di psichedelici, le variazioni di entropia rappresentano un meccanismo importante per capire la patogenesi di vari disturbi psichici. A bassi livelli entropici predomina la rigidità e abbiamo disturbi come la depressione ed il DOC, mentre ad alti livelli entropici abbiamo quadri psicotici e le esperienze psichedeliche. A bassi livelli di entropia abbiamo una rigidità del controllo top-down che non permette una ricalibrazione costante delle credenze e pattern in base a quello che viene percepito, mentre dal lato opposto abbiamo un’assenza di tale controllo, risultante nella perdita dei principi direttivi e una sovrabbondanza di stimoli sensoriali.

Non è questa la prima volta in cui si accenna la presenza di una parte della psiche contenente immagini, percezioni e pensieri apparentemente disordinati e di un’altra parte della psiche responsabile del controllo funzionale della prima. Fu Freud grazie ai suoi processi primari e secondari a dare via a questo modello. Secondo lui i processi primari erano caratterizzati da materiale psichico disordinato, vago e simbolico mentre quelli secondari erano caratterizzati da ordine, precisione e controllo razionale. Per rendere tutto ciò più intuibile, questo processo secondario era secondo lui una responsabilità dell’ego che conteneva e metteva ordine in tutti i processi secondari. Da riconoscere alla psicanalisi in ambito psichedelico è anche il concetto dei meccanismi di difesa come principale spiegazione dei disturbi psichici, implicando la presenza di un core disfunzionale transdiagnostico che viene manifestato in vari modi a seconda di fattori predisponenti biologici, sociali e psicologici.
Riassumendo, siamo di fronte ad un panorama mentale globale che necessita più che mai di strumenti che riescano ad agire a livello etiologico nei soggetti malati e che riescano ad agire da prevenzione primaria nella parte restante della popolazione. Il core etiologico di tanti disturbi sembra essere l’assenza di plasticità e gli psichedelici rappresentano uno strumento la cui efficacia è attribuibile all’aumento di quest’ultima. Grazie al modello bipartito della serotonina possiamo capire meglio il meccanismo d’azione di questi strumenti e riuscire a trovare il metodo migliore nella somministrazione di questo tipo di terapia e capire le possibili interazioni e complementarietà con altri farmaci che agiscono sui circuiti serotoninergici. I vari modelli di concezione della mente approfonditi grazie agli studi con queste sostanze ci permetteranno, per quanto possibile, di avvicinarci alla Grand Unified Theory della mente, rendendo gli psichedelici la prossima pietra miliare nella storia della psichiatria.

Qui di seguito alcune risorse per approfondire, su questo blog e altrove, il tema “psichedelici”:

  • MDMA PER IL POST-TRAUMA: BEN SESSA E ALTRI RIFERIMENTI IN RETE
  • MDMA PER IL TRAUMA: VIDEOINTERVISTA A ELLIOT MARSEILLE (A CURA DI JONAS DI GREGORIO)
  • VERSO L’MDMA NEL TRATTAMENTO DEL PTSD
  • RUBRICA: TERAPIE PSICHEDELICHE
  • PODCAST: TERAPIE PSICHEDELICHE
  • PODCAST: ILLUMINISMO PSICHEDELICO

Inoltre:

Bibliografia:
Carhart-Harris, R. L., & Nutt, D. J. (2017). Serotonin and brain function: a tale of two receptors. Journal of psychopharmacology (Oxford, England), 31(9), 1091–1120. https://doi.org/10.1177/ 0269881117725915
očárová, R., Horáček, J., & Carhart-Harris, R. (2021). Does Psychedelic Therapy Have a Transdiagnostic Action and Prophylactic Potential?. Frontiers in psychiatry, 12, 661233. https://doi.org/10.3389/ fpsyt.2021.661233
S. Parker Singleton, Andrea I. Luppi, Robin L. Carhart-Harris, Josephine Cruzat, Leor Roseman, Gustavo Deco, Morten L. Kringelbach, Emmanuel A. Stamatakis, Amy Kuceyeski (2021) Psychedelics Flatten the brain’s energy landscape: evidence from receptor-informed network control theory, bioRxiv 2021.05.14.444193;
https://doi.org/10.1101/ 2021.05.14.444193
Swanson L. R. (2018). Unifying Theories of Psychedelic Drug Effects. Frontiers in pharmacology, 9, 172. https://doi.org/10.3389/ fphar.2018.00172

Article by admin / Generale / psichedelici

21 December 2021

PSICHEDELICI: LA SCIENZA DIETRO L’APP “LUMINATE”

di Raffaele Avico

Su questo blog abbiamo già parlato di psichedelici: qui alcuni link ad articoli precedenti che introducono all’utilizzo di MDMA nel trattamento della sindrome post traumatica.

Negli ultimi tempi sono frequenti i riferimenti in letteratura a un presunto rinascimento psichedelico, un’ondata di rinnovato interesse per l’utilizzo di sostanze psichedeliche in voga già negli anni ‘60, ora reintrodotte o in procinto di essere introdotte nella farmacopea psichiatrica.

Si veda inoltre:

  1. mdma per ptsd
  2. sul rinascimento psichedelico
  3. Lucid (news in tema psichedelici)

L’idea è che, sostanzialmente, le sostanze psichedeliche possono offrire un ingresso velocizzato al mondo interno del paziente nel contesto di una psicoterapia strutturata.

Un aspetto non nuovo, ma relativamente meno dibattuto, è l’utilizzo di strumenti alternativi per indurre stati alterati di coscienza non mediati da sostanze psicotrope, come le esperienze di deprivazione sensoriale e la luce stroboscopica come induttore di stati di pseudoallucinazione.

Vice ha recentemente pubblicato un articolo a proposito di una nuova applicazione per telefoni cellulari, scaricabile sia in ambiente apple che android, che promette induzione di stati alterati di coscienza e potenziali effetti ansiolitici e rilassanti: Luminate.

L’applicazione è scaricabile qui.

A proposito dei suoi effetti e del suo utilizzo rimandiamo all’articolo di Vice, da leggere per meglio comprendere il seguito di questo post.

Tentiamo ora qui un approfondimento per punti degli aspetti scientifici che ne possano giustificare l’utilizzo.

  • l’applicazione prevede che il soggetto che ne voglia fare uso si “somministri” il ciclo di emissioni di luce dinnanzi agli occhi chiusi a una distanza variabile dai 10 cm ai 30 cm, a seconda di quanto intensa voglia sperimentare la sensazione di stimolazione (con il telefono vicino alle palpebre chiuse degli occhi, la stimolazione luminosa risulta molto intensa)
  • i pattern luminosi e le forme evocate dalla luce stroboscopica a cui il soggetto viene sottoposto, producono l’impressione graduale che alla vista, su sfondo nero -dato che ovviamente la si usa a occhi chiusi-, si sviluppino forme geometriche e frattali luminosi e che questi si manifestino in una sorta di sequenza fluida, guidata dal variare della frequenza della luce proiettata dal flash dello smartphone sul quale la si utilizza
  • le sensazioni riportate dalla maggior parte dei fruitori riguardano non tanto esperienze realmente allucinatorie (dato che l’app non è in grado di procurarle) quanto un’alterazione dello stato di coscienza propedeutico alla “dissoluzione” identitaria spesso ricercata dai fruitori, nell’idea di un possibile accesso a una realtà “altra”, interiore, dis-intermediata dai consueti strumenti cognitivi (il linguaggio e le immagini). In altre parole, la stimolazione luminosa sembra in grado di indurre uno stato “ipnagogico” in condizioni di sicurezza, o uno stato pseudo-dissociativo nel corso del periodo di immersione nell’esperienza
  • nei crediti dell’applicazione e sul sito che la vuole presentare, viene citata la mission degli sviluppatori, nonché descritta la fase iniziale di sviluppo dell’app, partita dallo studio di “centinaia di articoli scientifici inerenti lo sciamanesimo, la deprivazione sensoriale, l’ipnagogia”[..]”per poi, unendo i puntini” arrivare al concetto-chiave di “sincronizzazione” sensoriale. In fisica è noto il fenomeno dei due pendoli che, posti uno di fianco all’altro, arrivano a sincronizzare il loro movimento. Fino a poco tempo fa, come qui approfondito, sembrava difficile spiegare il fenomeno; ora sappiamo che l’evento è da imputare all’emissione di onde sonore da parte dei due pendoli, che modellano i rispettivi movimenti oscillatori portandoli a sincronizzarsi. In molteplici altri ambiti in natura accadono fenomeni di “sincronizzazione” spontanea. In questo caso, gli sviluppatori del software sostengono che attraverso la stimolazione effettuata sui neuroni -per via delle vie nervose afferenti al cervello dagli occhi- fatta a una certa frequenza, si possa indurre gli stessi neuroni a sintonizzarsi nella loro “attività” con la luce stroboscopica erogata dall’app, con diversi effetti neurobiologici e “psichedelici”/psicotropi, elencati qui di seguito:
  • 1) aumento della “variabilità” del funzionamento neuronale, un parametro questo in grado idealmente di spiegare un livello più o meno “alto” del funzionamento della coscienza. Si veda questo articolo per un approfondimento. A grandissime linee, un aumento della complessità nell’interazione reciproca dei neuroni in alcune aree cerebrali è in grado di elevare lo stato di coscienza. Qui avevamo parlato di un indice potenzialmente in grado di misurare il grado di complessità e di “presenza” dello stato di coscienza, indagato in particolare dal gruppo di lavoro di Giulio Tononi (per un approfondimento).
  • 2) diminuzione dell’attività cerebrale relativa al “default mode network”. Del DMN avevamo scritto qui. Il Default mode ci aiuta a mantenere la concezione soggettiva di un Sé unitario, e ci consente di narrare noi stessi a noi stessi. Esercita in altre parole un lavoro di coordinamento narrativo, tale per cui noi si ha l’impressione di essere sempre le stesse persone nel tempo. Una riduzione del suo funzionamento, produce una dissoluzione identitaria, una perdita in qualche modo dell”io”, fenomeno ricercato attivamente dagli psiconauti attraverso l’assunzione di sostanze psichedeliche, e che questa app promette di produrre. Per un approfondimento su questo aspetto si veda il modello teorico Rebus
  • 3) aumento della connettività funzionale. La connettività funzionale riguarda la correlazione temporale fra due eventi neuronali spazialmente distanti; la si studia osservando “cosa fa” il cervello in risposta a determinati stimoli sensoriali o processi cognitivi; è un indicatore che ci racconta di come le varie parti del cervello comunichino tra di loro, e sotto l’effetto di allucinogeni subisce delle variazioni (come qui approfondito). Gli sviluppatori dell’app sostengono di garantire un effetto di incremento della connettività funzionale (che si verifica sensibilmente sotto effetto di sostanze psichedeliche, come qui largamente approfondito), anche attraverso l’uso di Luminate.
  • 4) riduzione delle onde Alfa cerebrali durante la stimolazione stroboscopica. Questo effetto è stato documentato anche in altre circostanze di ricerca, con altre sostanze (per esempio si veda qui); il collasso delle onde cerebrali Alfa lascia spazio a un funzionamento cerebrale più simile a quello osservato durante il sonno, cosa che si osserva in concomitanza con la sensazione di entrare in una dimensione “altra”, come si sognasse.

LUCIA N. 03

Cercando materiale in rete, scopriamo che anni fa un esperimento del genere era già stato fatto, nel progetto austriaco Lucia N.03; uno degli articoli citati sul sito di Lucia N.03 è questo, in effetti molto mirato.

L’allucinazione indotta da luce stroboscopica è stata qui indagata usando lo strumento prima citato (Lucia N.03), che sostanzialmente ha un funzionamento sovrapponibile a Luminate con alcuni punti di varazione. Lo studio ha raccolto un campione di 19 giovani universitari che sono stati sottoposti a un trattamento con Lucia N.03 (modulando diverse frequenze nell’erogazione dell’impulso luminoso, ovvero 0 Hz -cioè il buio-, 3 Hz e 10 Hz, ogni volta per 10 minuti) e indagati con EEG. 1 Hz corrisponde a un impulso luminoso al secondo.

Ne ricaviamo quanto segue:

  • la somministrazione di luce stroboscopica produce un’alterazione del funzionamento cerebrale simile a quella osservata assumendo sostanze psicotrope; in particolare è in grado di far crollare la presenza di onde cerebrali alfa (come prima accennato).
  • Sottoposti a questo test, le analisi statistiche indicano la percezione da parte degli intervistati di uno stato di coscienza soggettivamente esperito come alterato (“​​The subjective intensity of experience for both stroboscopic conditions was substantially higher than for the Dark condition”), e in modo differenziato a seconda dell’intensità della somministrazione (“While there were some commonalities in experience between 3 Hz and 10 Hz, they also differed in terms of intensity and across many ASCQ dimensions, indicating that each stimulation frequency produced distinct phenomenal states”)
  • sempre riferendosi al test prima citato, i ricercatori paragonano i risultati ottenuti con Lucia N.03 a quelli ottenuti assumendo psilocibina (funghi allucinogeni), trovando risultati simili (“Together, these results suggest that the changes in experience and phenomenal content – as reflected by the ASCQ – reported during 3 Hz and 10 Hz stroboscopic stimulation showed some similarities to those following the ingestion of psilocybin, but also a number of differences. These results support stroboscopic stimulation as a novel non-pharmacological method of inducing ASC, phenomenologically similar in some respects to the psychedelic state.”)
  • Per quanto riguarda le forme/visioni percepite durante l’esperienza, i soggetti esaminati testimoniano di epifenomeni coerenti con altri report effettuati in precedenza. Parliamo di “allucinazioni visive indotte da luce stroboscopica” (Stroboscopically induced visual hallucinations) con pattern geometrici, spirali, “griglie” e forme caleidoscopiche colorate; alcuni di questi soggetti (a intensità più basse di stimolazione, paradossalmente) osservarono il manifestarsi di forme più strutturate “dal buio”, come riportato in queste testimonianze:
  • approfondendo i risultati ottenuti all’EEG, gli autori osservarono variazioni sensibili all’indice Lempel-Ziv (qui un approfondimento), usato per rilevare il grado di complessità del funzionamento cerebrale preso nel suo insieme. Questo punto appare importante perché rafforza la tesi degli sviluppatori di Luminate a proposito degli effetti dell’applicazione sulla “diversity” neuronale, qui dimostrata (di nuovo, paradossalmente a bassa frequenza dell’impulso luminoso, 3 Hz, situazione di stimolazione tra l’altro a maggiore intensità di “allucinazioni”)
  • nella discussione finale, gli autori osservano come il rilevare un’aumentata diversità del funzionamento cerebrale rilevato tramite EEG potrebbe segnalare la presenza di uno stato alterato di coscienza caratterizzato dal susseguirsi rapido di scenari mentali prodotti dall’esperienza stessa, una forma “iper-associativa” del pensiero rilevata anche nel contesto di sperimentazioni con psichedelici naturali come la psilocibina (qui un approfondimento).
  • per quanto riguarda le onde cerebrali, gli autori osservano -come prima accennato- una consistente alterazione delle onde alfa (“The most pronounced spectral alteration, which appears to be consistent across different psychedelic compounds -LSD, psilocybin and ketamine- is the marked decrease in alpha power”), a sua volta correlata a una maggiore disinibizione della corteccia, a una maggiore eccitabilità della stessa e quindi ad un’attività interna tale da generare le forme pseudo-allucinatorie prima citate (“During psychedelic ASC a reduction in alpha power marks decreased cortical inhibition, facilitating the spread of spontaneous internally generated patterns of neural excitation over the visual cortex, leading to the experience of visual hallucinations”).
  • Questi ultimi due punti ci dicono come, con Lucia N.03, gli effetti prodotti dimostrati siano in parte sovrapponibili a quelli citati dagli sviluppatori di Luminate. Il decrescere dell’intensità delle onde alfa, viene citato sia in questo studio che dagli sviluppatori di Luminate come in grado di produrre una dissoluzione dell’Io (“Following from this model, decreases in alpha power during psychedelic ASC have also been linked to the formation of complex visual hallucinations. For example, the magnitude of the reduction in alpha power during psychedelic ASC -LSD- has been shown to predict the extent of both simple and complex visual hallucinations, as well as more profound changes in consciousness, such as ego-dissolution”).
  • Viene evidenziato chiaramente come la frequenza a più alto effetto sia 3 Hz. Gli autori osservano inoltre che un elemento utile a potenziare l’effetto allucinatorio del macchinario Lucia N. O3 fosse l’intensità della luce, in questo caso più alta rispetto a Luminate (“Stimulus luminance is known to increase the magnitude of neural evoked responses at early stages of visual processing. The high luminance used in this study may therefore have led to stronger effects on inhibitory processing on visual cortex, which may account for the emergence of CVH”)
  • sempre 3 Hz viene descritta come la frequenza maggiormente in grado di indurre uno stato simil ipnagogico (si veda qui per un articolo sullo stato ipnagogico)
  • Gli autori così concludono: “By combining stroboscopic stimulation with EEG, we found that stimulation at 3 Hz and 10 Hz generates subjectively striking changes in experience (as measured by the ASCQ), which were accompanied by increases in EEG signal diversity (as measured by Lempel-Ziv complexity (LZs)) compared to wakeful rest. These subjective reports and increases in signal diversity show similarities to those observed during psychedelic states engendered by LSD, ketamine, or psilocybin41, indicating that spontaneous signal diversity provides a robust signature of ASC. Using surrogate data, we demonstrated that increases in signal diversity under stroboscopic stimulation depended on changes in both the power spectrum and the phase spectrum of the underlying EEG. Although stroboscopic and psychedelic ASC differ in many respects, our findings of substantial changes in experience, along with both ‘simple’ and ‘complex’ visual phenomena, demonstrate that stroboscopic stimulation offers a powerful non-pharmacological means of inducing ASC, as well as providing a possible adjunct to psychedelic therapies. Overall, our results provide further evidence that EEG signal diversity reflects the diversity of subjective experiences that are associated with different states of consciousness.”

In generale, lo studio prima citato ci riporta un risultato, ai test, simile a quello ottenuto usando altre sostanze psichedeliche come la psilocibina. Un aspetto da considerare è che il questionario sottoposto al campione dello studio tendeva (e questo gli autori lo riconoscono) a indagare l’esperienza degli individui in modo bidimensionale, senza curarsi degli aspetti realmente trasformativi, profondi e talvolta addirittura mistico/spirituali dell’esperienza stessa (aspetto cercato attivamente, spesso, dai “frequentatori” di stati alterati di coscienza). In questo caso abbiamo a che fare con un’esperienza di alterazione più leggera, in un certo senso superficiale, ma allo stesso modo psichedelica.

Tornando a Luminate, è possibile mettere in parallelo le ricerche effettuate prendendo in considerazione Lucia N. 03 e l’applicazione in oggetto, immaginando una parziale sovrapponibilità dei risultati (pur non essendo esplicitate nel sito di Luminate le esatte frequenze degli impulsi luminosi -che tra l’altro in Luminate variano costantemente-, così come l’intensità della luce -che si desume tuttavia corrisponda all’intensità del flash del proprio telefono, che per un Iphone è sotto i 100 lumen -usando Lucia N.03 i lumen al massimo flusso erano più di 5000). Aspetto da considerare è che Luminate eroga, insieme alla stimolazione visiva, musica da viaggio psichedelico.

Per chi volesse effettuare un approfondimento sull’uso della luce stroboscopica (“flickering”), anche questi articoli rappresentano una buona risorsa:

  1. 1
  2. 2

Per come viene venduta l’app, nella sua versione a pagamento l’esperienza psichedelica dovrebbe produrre un effetto calmante o esplorativo. Esplorativo è qui da intendere come in grado di permettere all’individuo di “vagare” per i contenuti interiori della sua coscienza in modo facilitato.

Sono inoltre previste delle esperienze mirate che dovrebbero facilitare il sonno, o aiutare l’individuo nella focalizzazione e nella creazione di obiettivi. É probabile che ciò che cambi siano solamente il sottofondo musicale e la durata dell’esperienza, essendo improbabile che gli sviluppatori siano stati in grado di costruire sequenze luminose/sonore mirate agli obiettivi che l’app propone: quale dovrebbe essere la sequenza luminosa/sonora adatta a conciliare il sonno, e in che modo differirebbe da quella adatta al focusing?

Al di là degli aspetti neurobiologici, un ultimo aspetto da sottolinare è che, per come viene usata, l’app Luminate distrae i nostri sensi in modo non traumatico e continuativo, creando un effetto doppio-compito simile a quello ipotizzato per spiegare il meccanismo di funzionamento dell’EMDR. L’esplorazione “interiore” avviene più facilmente quando l’attenzione selettiva della mente sia convogliata su uno stimolo continuo, come un rumore bianco; questo crea una sensazione di assenza di ansia, migliorando la stessa esplorazione dei contenuti di pensiero.

Qui per provare l’app.


NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)


Article by admin / Generale / psichedelici

2 December 2021

IL CONVEGNO DI SAN DIEGO SULLA PSICOTERAPIA ASSISTITA DA PSICHEDELICI (marzo 2022)

di Raffaele Avico

La psicoterapia orientata al trauma assistita da psichedelici rappresenta la “next big thing” della psicoterapia nel trattamento del PTSD e del trauma acuto.

Come è noto, la terapia degli eventi traumatici solamente incentrata sulla parola non sembra essere sufficiente: negli ultimi decenni molteplici strumenti sono stati integrati alla psicoterapia solamente verbale-strumenti per lo più incentrati sul corpo.

L’attenzione all’importanza dell’ambiente nella genesi dei disturbi psichici ha nel frattempo trovato sempre più linfa, per cui oggi ci troviamo nel pieno di un’”età dell’oro” della terapia sul trauma, con un fiorire di approcci inerenti i disturbi post-traumatici nelle differenti declinazioni che questi possano assumere (dall’attualissimo disturbo dell’adattamento -endemico nel corso della attuale pandemia COVID-, al trauma in acuto, al PTSD al primo soccorso psichico per soggetti traumatizzati).

Se il trauma origina dall’ambiente di sviluppo o attorno al soggetto che lo subisca, sarà il suo corpo ad “accusare il colpo”, come ben sintetizza uno dei più celebri libri sul tema (“The body keeps the score”).

Per lavorare sul corpo, possediamo oggi molteplici strumenti che potremmo definire bottom-up: EMDR, psicoterapia sensomotoria, Deep Brain Reorienting; per quanto riguarda l’approccio farmacoterapico, sembriamo possedere armi dall’efficacia importante, ma limitata.

Da alcuni anni (e su questo blog lo abbiamo introdotto da tempo) alcune sostanze psicotrope vengono sperimentate nel trattamento del PTSD e del trauma acuto: tra tutte, l’MDMA medico. L’MDMA si crede verrà introdotto in modo stabile nel trattamento del trauma, attraverso l’approvazione dell’FDA, nel 2023.

L’MDMA sembra favorire l’accesso alle memorie traumatiche, notoriamente indigeste in senso psichico e in grado di scatenare risposte neurofisiologiche potenti; esistono molteplici studi al momento pubblicati su riviste più che autorevoli.

Si prenda per esempio questo lavoro. Senza addentrarci troppo nella questione, il punto centrale è che l’MDMA creerebbe “le condizioni affinché” il lavoro di psicoterapia possa avvenire nel migliore dei modi.

Sappiamo infatti che il riaffiorare delle memorie traumatiche in contesto di psicoterapia può, quando non gestito, interrompere o non permettere il lavoro di “elaborazione” delle memorie stesse, in quanto troppo attivante e forte in termini emotivi. In questi frangenti di “accesso” traumatico, la mente viene attivata in senso di allarme/minaccia, o collassa in una condizione di detachment: entrambe queste condizioni non permettono di metabolizzare, o elaborare, il ricordo.

L’effetto farmacologico dell’MDMA consentirebbe invece di depotenziare l’impatto di questi stessi ricordi, facendo sì che essi trovino posto nel “campo psicoterapeutico” al fine di poter essere visualizzati e svuotati del loro potere attivante.

Questi studi sull’MDMA nel trauma, si inseriscono nella cornice di un più ampio movimento denominato “rinascimento psichedelico“, un’ondata appunto di rinnovato interesse per l’utilizzo di sostanze psichedeliche in voga già negli anni ‘60, ora studiate per essere ipoteticamente introdotte nella farmacopea psichiatrica.

L’idea è che, sostanzialmente, le sostanze psichedeliche possono offrire un ingresso velocizzato al mondo interno del paziente nel contesto di una psicoterapia strutturata.

Tra le sostanze più studiate negli ultimi tempi: l’MDMA come prima accennato, la Psilocibina (assunta attraverso funghi allucinogeni o tartufi allucinogeni), la ketamina o alcune sue varianti usata nel trattamento della depressione resistente, e allucinogeni classici come LSD o cannabis medica. Ma anche il microdosing, una modalità di assunzione controllata di farmaci psichedelici, ottenuta per via di micro dosaggi assunti in modo quotidiano -un riferimento sul tema microdosing è James Fadiman (qui per un approfondimento).

Un aspetto non nuovo, ma relativamente meno dibattuto, è l’utilizzo di strumenti alternativi per indurre stati alterati di coscienza non mediati da sostanze psicotrope, come le esperienze di deprivazione sensoriale e la luce stroboscopica come induttore di stati di pseudoallucinazione (si veda per esempio Luminate).

Nelle giornate di 10, 11, e 12 marzo 2022, a San Diego si terrà un convegno a proposito dei temi sopra citati.

Il portale FCP (Formazione Continua in Psicologia) propone un accesso attraverso i suoi canali, a questo link.

Si tratterà di 3 giornate intere di formazione con alcuni punti di riferimento per l’ambito, tra cui lo stesso Bessel Van Der Kolk, lo psicotraumatologo forse più conosciuto al mondo per il prima citato “Il corpo accusa il colpo”.

C’è da considerare che già da ora alcuni portali offrono formazioni strutturate per la psicoterapia assistita da psichedelici; per esempio l’organizzazione più importante al mondo sul tema, MAPS, eroga una formazione sul trattamento del PTSD con MDMA, pur molto costosa (5000$ in remoto), si veda qui.

Altre realtà interessanti sul tema sono la Mind Foundation di Berlin e il gruppo di ricerca raccolto intorno a Ben Sessa in Inghilterra.

Il convegno, che qui siamo a promuovere, costa 230€ per le 3 giornate intere. Molto consigliato.

QUI PER ISCRIVERSI. Qui invece altre risorse su questo blog a tema #psichedelici.

Article by admin / Generale

7 June 2018

SULL’USO DEGLI PSICHEDELICI IN PSICHIATRIA: L’MDMA NEL TRATTAMENTO DEL DISTURBO POST-TRAUMATICO

di Raffaele Avico

Il trattamento del PTSD negli ultimi anni si è arricchito non solo ti nuove evidenze scientifiche a riguardo di tecniche psicoterapiche (per esempio l’EMDR), ma anche di nuovi approcci farmacologici. Una strada promettente sembra essere l’utilizzo di sostanze psichedeliche somministrate sotto controllo medico. Già qui (https://www.ilfogliopsichiatrico.it/2017/12/02/marzo-2017-il-consensus-statement-sullutilizzo-di-ketamina-nei-casi-di-disordini-dellumore-apparentemente-non-trattabili/) avevamo scritto dell’utilizzo della ketamina per trattare depressioni non approcciabili secondo i metodi convenzionali: The Lancet ha recentemente pubblicato un articolo ( che riporta i risultati interessanti di uno studio eseguito con molto rigore su un numero di pazienti affetti da PTSD trattati con MDMA. Lo studio, randomizzato e condotto in modo impeccabile -seppur su un campione relativamente piccolo (26)-, prevedeva somministrazioni di 3 quantità diverse di MDMA su pazienti affetti da PTSD, nel contesto di questo piano di cura:

  • 13 ore di psicoterapia, sommata a
  • 2 sessioni di 8 ore di psicoterapia sotto effetto di MDMA (in diverse quantità)

Quelli che a distanza di un anno mantenevano i benefici acquisiti dal trattamento, erano quelli a cui era stata somministrata la dose più alta di MDMA.

La fase 3 dello studio prevederà il reclutamento di un campione di 200/300 soggetti tra USA, Canada e Israele, a cui verrà proposto il trattamento e, nel caso in cui lo studio venga confermato nei suoi risultati, la successiva approvazione da parte del FDA americano, prevista intorno al 2021.

L’MDMA pare essere di supporto, nel contesto di una psicoterapia a orientamento psicotraumatologico (che prevede 3 fasi: alleanza, stabilizzazione dei sintomi, ed esplorazione e integrazione delle memorie traumatiche), nel consentire un accesso meno doloroso e “allarmante” ai contenuti traumatici rimossi dalla coscienza, evitando cioè l’accesso e lo “scompenso” in senso somatico che avviene così spesso nel momento del “ricordo e recupero” del trauma. Questo consentirebbe al paziente di passare dal “rivivere” al “ricordare” il ricordo stesso, nel contesto di un rapporto psicoterapico protetto e senza rischi.

Article by admin / Generale

15 April 2026

L’OCEANO DELLA MENTE (FABIO VILLA): RECENSIONE APPROFONDITA

di POPMed

Abbiamo citato Fabio Villa nel recente passato a proposito di psicoterapia assistita da psichedelici (PAP).

Villa è autore del volume “L’oceano della mente”, che intendiamo qui presentare brevemente -in particolare indicando i temi su cui si snoda il volume, in relazione al lavoro clinico.

Tendenzialmente il cuore del lavoro è rappresentato dai capitoli centrali, riguardanti l’effettivo svolgersi delle sessioni di PAP: stiamo parlando di esperienza cliniche per ora di confine, assolutamente avanguardistiche anche per un paese aperto alla sperimentazione come la Svizzera (nb: cuore del rinascimento psichedelico europeo).

Il terapeuta, come leggiamo dalle parole di Villa, spesso si occupa “solamente” di assistere e praticare una “vigile attesa”, fino alla fine dell’esperienza del paziente: il grosso del lavoro verrà fatto dal paziente stesso durante il suo viaggio, così come attraverso i suoi “incontri”.

La promessa della PAP è quella di aiutare il paziente a prendere contatto con simboli/parti di sé/memorie di sé, contatto in grado di svolgere un lavoro traumatolitico e simbolizzante su un piano psicologico, direttamente a contatto con la fenomenologia del suo vissuto, intervenendo sul modo di percepire la realtà del paziente e di promuovere una rilfessione su sé stesso all’interno di essa.

A differenza di una terapia farmacologica semplice, ci si aspetta che il lavoro del farmaco psichedelico possa portare il paziente a vivere sè stesso e il suo mondo da prospettive profondamente, radicalmente differenti -è d’altronde documentato l’effetto entropico della sostanza psichedelica, così come il suo potere neuroplastogeno.

–>continua su POPMed

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10 March 2026

21 delle 66 interviste presenti su questo blog

di Raffaele Avico

Su questo blog sono state pubblicate circa 65 interviste, in circa 5 anni. Alcune di queste sono state condotte per POPMed, altre risalgono a un periodo precedente.

Come si nota dal taglio editoriale e dai contenuti, le interviste non raccontano di un’adesione a una scuola di pensiero unica, ma promuovono una pluralità di punti di vista (non frammentazione, ma molteplicità), tentando di evitare di semplificare problemi complessi e di fornire, al contempo, informazioni utili al lettore. 

Il modello comunicativo fondamentale che muove questo blog è il giornalismo utile, con un’attenzione particolare alla bontà delle fonti e alle ricadute pragmatiche delle informazioni portate.

Le interviste, tutte, si possono raggruppare qui.
Qui di seguito alcune delle più recenti, presentate dall’AI:

  1. Giorgio Nespoli – La ricerca in psicoanalisi oggi (2 febbraio 2026) – Intervista al docente torinese Giorgio Nespoli, che discute le “frontiere” della psicoanalisi contemporanea. Nespoli parla dell’importanza del campo interpersonale, del modello post‑bioniano e delle narrative derivate; spiega che l’interpretazione diventa più “debole” per favorire l’autointerpretazione del paziente e che la terapia è co‑costruita dal paziente e dal terapeuta. Offre inoltre una bibliografia sui lavori di Civitarese, Ferro e altri. Leggi l’intervista.
  2. Bernardo Paoli – Lavorare per obiettivi in psicoterapia (1 dicembre 2025) – Lo psicoterapeuta Bernardo Paoli presenta il libro Qual è il tuo obiettivo?, scritto con Maria Sperotto, spiegando come il “cerchio risorse/obiettivi” possa aiutare i pazienti a chiarire i propri conflitti interni. Descrive tecniche espressive come l’uso delle carte Dixit, camminte artistiche e cut‑up per far emergere contenuti implicitii. Leggi l’intervista.
  3. Mauro Semenzato – Introduzione al Somatic Experiencing (2 ottobre 2025) – Il terapeuta Mauro Semenzato introduce il metodo Somatic Experiencing di Peter Levine. Spiega che il metodo mira a completare le risposte motorie congelate durante il trauma e collega questa pratica alla teoria polivagale e agli studi etologici di Tinbergen. Leggi l’intervista.
  4. Gianandrea Giacoma – Being Sapiens (1 settembre 2025) – Intervista al divulgatore Gianandrea Giacoma, creatore del canale YouTube “Being Sapiens” e della rubrica “Psicoterapeuti italiani”. Giacoma utilizza una serie fissa di domande per confrontare le risposte di psicoterapeuti provenienti da diverse scuole e si ispira alla teoria della complessità. Leggi l’intervista.
  5. Claudia Ricco e Alessandro Sommacale – Psicologia dell’aviazione (1 luglio 2025) – La psicologa Claudia Ricco e il pilota Alessandro Sommacale illustrano il ruolo emergente dello psicologo dell’aviazione: screening psicologico del personale, gestione delle emergenze e del comportamento dei passeggeri, con un’attenzione alla formazione tramite simulazioni. Leggi l’intervista.
  6. Simone Cheli – Modello diagnostico HiTop (3 giugno 2025) – Lo psicoterapeuta Simone Cheli spiega il modello HiTop, un sistema diagnostico gerarchico che considera spettro interno (internalizing), esterno (externalizing) e somatizzazione. Discute il “fattore P” come vulnerabilità generale e le ricadute cliniche del modello. Leggi l’intervista.
  7. Francesca Belgiojoso – Le fotografie in psicoterapia (1 luglio 2024) – La psicoanalista Francesca Belgiojoso spiega come usa la fotografia in clinica. Chiede ai pazienti di scegliere foto con forte salienza emotiva (“punctum”) e, in terapia, le aiuta a costruire un contesto e una cornice di significato; la fotografia diventa un dispositivo evocativo. Leggi l’intervista.
  8. Costanza Jesurum – L’autrice di “bei zauberei” (3 giugno 2024) – Intervista alla psicoanalista junghiana Costanza Jesurum. Racconta come il blog “bei zauberei” sia uno strumento per l’autoformazione e spiega che scrivere la aiuta a studiare. Cita le teorie psicodinamiche che ritiene più utili nella pratica quotidiana. Leggi l’intervista.
  9. Federico Seragnoli – Psicoterapia assistita da psichedelici (18 aprile 2024) – Il dottorando Federico Seragnoli racconta il programma di psicoterapia assistita da psichedelici a Ginevra. Descrive come accedere a questo servizio (riservato ai cittadini svizzeri), spiega il razionale per i pazienti e offre spunti di riflessione sull’uso terapeutico dei psichedelici. Leggi l’intervista.
  10. Matteo Buonarroti – Psicoterapia assistita da psichedelici (14 marzo 2024) – Primo medico italiano ad aver completato il training della Mind Foundation. Racconta il suo percorso di due anni a Berlino, sottolineando che i corsi europei sono rari; spiega che la formazione è centrata su aspetti teorici e preparatori e cita i centri di ricerca più avanzati. Ricorda che, in Europa, l’unico luogo dove la terapia psichedelica si pratica su pazienti è Ginevra. Leggi l’intervista.
  11. Massimo Agnoletti ed Emiliano Toso – Trattamento integrato dell’ansia (9 novembre 2023) – Intervista sul superamento della tradizionale terapia espositiva. Gli autori spiegano che l’abituazione semplice non funziona: bisogna “spiazzare” il cervello del paziente creando aspettative disattese e memorie inibitorie. Sottolineano l’importanza di sonno, attività aerobica, alimentazione e microbiota per consolidare l’apprendimento. Leggi l’intervista.
  12. Emiliano Toso – Le frontiere della terapia espositiva (12 agosto 2023) – Toso, psicoterapeuta di Rovigo, descrive come il modello di “apprendimento inibitorio” di Michelle Craske stia sostituendo l’abituazione nella terapia espositiva. Il nuovo approccio mira a creare memorie antagoniste alla paura e considera fattori come qualità del sonno e microbiota. Leggi l’intervista.
  13. Sara Carletto – Embodied Minds (21 giugno 2023) – La ricercatrice Sara Carletto descrive il gruppo Embodied Minds dell’Università di Torino. Il team integra nella psicoterapia tecniche a mediazione corporea come EMDR e mindfulness e studia la comunicazione terapeutica; hanno sviluppato il progetto “Nevermind”, una maglietta con sensori collegata a un’app per monitorare parametri di stile di vita. Leggi l’intervista.
  14. Davide Sisto – Tanatologia digitale (27 aprile 2023) – Il filosofo Davide Sisto parla di tanatologia digitale: studia come le tecnologie cambiano il rapporto con la morte e il lutto. Spiega che la tanatologia è nata nella medicina legale e si è poi estesa alle scienze umane; denuncia la rimozione culturale della morte in Occidente e consiglia letture e film sul tema. Leggi l’intervista.
  15. Un ricordo di Luigi Chiriatti – studioso di tarantismo (30 maggio 2023) – L’autore racconta una visita a Luigi Chiriatti e rimanda a un’intervista video. Ricorda il suo contributo alla preservazione della cultura salentina, il ruolo nel Canzoniere Grecanico Salentino e il ricco archivio acquisito dal comune di Melpignano. Leggi l’articolo.
  16. Martina Migliore – Superhero Therapy (5 dicembre 2022) – La psicoterapeuta CBT Martina Migliore presenta la “Superhero Therapy”, approccio derivato dall’Acceptance and Commitment Therapy che utilizza i supereroi per lavorare con adolescenti e giovani adulti. Leggi l’intervista.
  17. Serie “Fuga di cervelli” (15 novembre 2022) – Articolo che introduce la serie di podcast “Fuga di Cervelli”, in cui professionisti emigrati (psichiatri, psicologi) confrontano i modelli di presa in carico della salute mentale in Belgio, Svizzera e Stati Uniti . Comprende link agli episodi. Leggi l’articolo.
  18. Costanzo Frau – Trauma e dissociazione (1 febbraio 2021) – Intervista al terapeuta Costanzo Frau. L’autore gli chiede definizione di trauma e dissociazione, le migliori prassi cliniche e la teoria di riferimento; Frau cita il lavoro di Colin Ross e Remy Acquarone e parla della diagnosi differenziale tra disturbi dissociativi e psicosi. Leggi l’intervista.
  19. Mauro Bologna – Presidente SIPNEI (10 ottobre 2022) – Intervista in video a Mauro Bologna, presidente della Società Italiana di Psiconeuroendocrinoimmunologia (SIPNEI). Bologna illustra le attività della società, i temi del congresso nazionale e il panorama europeo della PNEI, introdotto in Italia da Francesco Bottaccioli. Leggi l’intervista.
  20. Jonas di Gregorio – Il rinascimento psichedelico (18 ottobre 2020) – Intervista al ricercatore Jonas di Gregorio in cui illustra l’uso clinico dei psichedelici, in particolare per il PTSD. Sottolinea che nessun farmaco attuale risolve il PTSD e consiglia i documentari A New Understanding e Trip of Compassion. Leggi l’intervista.
  21. Rossella Valdrè – Il ritorno (masochistico?) al trauma (13 ottobre 2020) – Articolo‑intervista alla psicoanalista Rossella Valdrè che analizza il ritorno attivo al trauma come fenomeno borderline tra dipendenza e masochismo. Valdrè spiega che alcuni sopravvissuti cercano volontariamente luoghi o pensieri legati al trauma; questo comportamento contrasta con il principio di piacere freudiano e richiede una rilettura economica e clinica del masochismo. Leggi l’intervista.

NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)

Article by admin / Generale / interviste

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  • UNA LEZIONE DI GIOVANNI LIOTTI (VARESE 2010) 21 May 2026
  • La controversia sul servizio di Le Iene sulla psicoterapia assistita da psichedelici (PAP) 18 May 2026
  • Forgiare una “mente espositiva” per estinguere la paura. Intervista ad Emiliano Toso 1 May 2026
  • L’OCEANO DELLA MENTE (FABIO VILLA): RECENSIONE APPROFONDITA 15 April 2026
  • DAL BLOG DI LUCA CONTI: “Il collasso dell’orizzonte temporale e la perdita di significato” 9 April 2026
  • Intervista a Fabio Villa sulla Psicoterapia Assistita da Psichedelici (PAP) in Svizzera 2 April 2026
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  • 21 delle 66 interviste presenti su questo blog 10 March 2026
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  • UN APPROFONDIMENTO DI MAURIZIO CECCARELLI SULLA CONCEZIONE NEO-JACKSONIANA DELLE FUNZIONI MENTALI 14 December 2023
  • 3 MODI DI INTENDERE LA DISSOCIAZIONE: DA UN INTERVENTO DI BENEDETTO FARINA 12 December 2023
  • Il burnout oltre i luoghi comuni (DI RICCARDO GERMANI) 23 November 2023
  • TRATTAMENTO INTEGRATO DELL’ANSIA: INTERVISTA A MASSIMO AGNOLETTI ED EMILIANO TOSO 9 November 2023
  • 10 ARTICOLI SUL JOURNALING E SUI BENEFICI DELLO SCRIVERE 6 November 2023
  • UN’INTERVISTA A GIUSEPPE CRAPARO SU PIERRE JANET 30 October 2023
  • CONTRASTARE IL DECADIMENTO COGNITIVO: ALCUNI SPUNTI PRATICI 26 October 2023
  • PTSD (in podcast) 25 October 2023
  • ANIMALI CHE SI DROGANO, DI GIORGIO SAMORINI 12 October 2023
  • VERSO UNA TERAPIA ESPOSITIVA DI PRECISIONE: PREFAZIONE 7 October 2023
  • Congresso Bari SITCC 2023: un REPORT 2 October 2023
  • GLI INCONTRI ORGANIZZATI DA AISTED, Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione 25 September 2023
  • CANNABISCIENZA.IT 22 September 2023
  • TERAPIA ESPOSITIVA (IN PODCAST) 18 September 2023
  • TERAPIA ESPOSITIVA: INTERVISTA A EMILIANO TOSO (PARTE SECONDA) 4 September 2023
  • POPMED: 10 articoli/novità dal mondo della letteratura scientifica in ambito “psi” (ogni 15 giorni) 30 August 2023
  • DIFFUSIONE PATOLOGICA DELL’ATTENZIONE E SUPERFICIALITÀ DIGITALE. UN ESTRATTO DA “PSIQ” di VALERIO ROSSO 23 August 2023
  • LE FRONTIERE DELLA TERAPIA ESPOSITIVA. INTERVISTA A EMILIANO TOSO 12 August 2023
  • NIENTE COME PRIMA, DI MANGIASOGNI 8 August 2023
  • NASCE IL “GRUPPO DI INTERESSE SULLA PSICOPATOLOGIA” DI AISTED (Associazione Italiana per lo Studio del Trauma e della Dissociazione) 26 July 2023
  • Psychedelic Science Conference 2023 – lo stato dell’arte sulle terapie psichedeliche  15 July 2023
  • RENDERE NON NECESSARIA LA DISSOCIAZIONE: DA UN ARTICOLO DI VAN DER HART, STEELE, NIJENHUIS 29 June 2023
  • EMBODIED MINDS: INTERVISTA A SARA CARLETTO 21 June 2023
  • Psychiatry On Line Italia: 10 rubriche da non perdere! 7 June 2023
  • CURARE LA PSICHIATRIA DI ANDREA VALLARINO (INTRODUZIONE) 1 June 2023
  • UN RICORDO DI LUIGI CHIRIATTI, STUDIOSO DI TARANTISMO 30 May 2023
  • PHENOMENAUTICS 20 May 2023
  • 6 MESI DI POPMED, PER TORNARE ALLA FONTE 18 May 2023
  • GLI PSICOFARMACI PER LO STRESS POST TRAUMATICO (PTSD) 8 May 2023
  • ILLUSIONI IPNAGOGICHE, SONNO E PTSD 4 May 2023
  • SI PUÓ DIRE MORTE? INTERVISTA A DAVIDE SISTO 27 April 2023
  • CENTRO SORANZO: INTERVISTA A MAURO SEMENZATO 12 April 2023
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  • IL CONVEGNO SIPNEI DEL 1 E 2 OTTOBRE 2022 (FIRENZE): “LA PNEI NELLA CLINICA” 20 September 2022
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  • UN LUOGO SICURO 17 September 2021
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  • LA STRANGE SITUATION IN BREVE e IL TRAUMA COMPLESSO 11 January 2021
  • GIORNALISMO = ENTERTAINMENT 6 January 2021
  • SIMBOLIZZARE IL TRAUMA: IL RUOLO DELL’ATTO ARTISTICO 2 January 2021
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IL BLOG

Il blog si pone come obiettivo primario la divulgazione di qualità a proposito di argomenti concernenti la salute mentale: si parla di neuroscienza, psicoterapia, psicoanalisi, psichiatria e psicologia in senso allargato:

  • Nella sezione AGGIORNAMENTO troverete la sintesi e la semplificazione di articoli tratti da autorevoli riviste psichiatriche. Vogliamo dare un taglio “avanguardistico” alla scelta degli articoli da elaborare, con un occhio a quella che potrà essere la psichiatria e la psicoterapia di “domani”. Useremo come fonti articoli pubblicati su riviste psichiatriche di rilevanza internazionale (ad esempio JAMA Psychiatry, World Psychiatry, etc) così da garantire un aggiornamento qualitativamente adeguato.
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  • Nella sezione EDITORIALI troverete punti di vista personali a proposito di tematiche di attualità psichiatrica.
  • Nella sezione RECENSIONI saranno pubblicate brevi e chiare recensioni di libri inerenti la salute mentale (psicoterapia, psichiatria, etc.)

A CURA DI:

  • Raffaele Avico, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale,  Torino, Milano
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