di Elisa Canavese (articolo originale su https://www.studiosem.org/)
Uscendo dalla mostra sul Codice Atlantico mi è rimasto in mente un pensiero che probabilmente molti fanno davanti a quegli appunti: la sensazione che il funzionamento di Leonardo non fosse soltanto quello di una persona molto intelligente, ma qualcosa di più complesso. Guardando le pagine, con la loro densità di annotazioni, schizzi, rimandi, cambi improvvisi di argomento e connessioni tra campi apparentemente lontani, viene spontaneo chiedersi come interpreteremmo oggi uno stile cognitivo di questo tipo. In particolare, viene in mente la doppia eccezionalità, cioè la coesistenza di alto potenziale e difficoltà del neurosviluppo nello stesso profilo.
Naturalmente non è possibile formulare diagnosi retrospettive. Le categorie cliniche contemporanee non erano disponibili, i contesti sociali e culturali erano completamente diversi e qualsiasi tentativo di classificazione rischia di essere anacronistico. Tuttavia questo non impedisce di utilizzare le conoscenze attuali per leggere alcuni pattern di funzionamento, con l’obiettivo di riflettere sul presente più che di etichettare il passato.
Nel caso di Leonardo da Vinci l’ipotesi più discussa in ambito scientifico riguarda l’ADHD. Alcuni neurologi hanno messo in relazione aspetti biografici ben documentati con caratteristiche compatibili con questo profilo: la tendenza a iniziare molti progetti e a non portarli a termine, la procrastinazione, il passaggio rapido tra interessi, i ritmi di sonno irregolari. Si tratta di una lettura interpretativa e non diagnostica, ma consente di osservare il Codice Atlantico da una prospettiva diversa. Le pagine non restituiscono l’immagine di una mente disorganizzata; mostrano piuttosto un funzionamento esplorativo, orientato alla generazione di connessioni, poco incline alla linearità: in altre parole una mente neurodivergente.
In questo senso la doppia eccezionalità offre una chiave utile. Oggi sappiamo che alcune persone plusdotate presentano difficoltà nelle funzioni esecutive, soprattutto nella pianificazione, nella gestione del tempo e nel mantenimento dell’attenzione su compiti poco motivanti. Il profilo che ne deriva non è uniforme: a prestazioni molto elevate in alcuni ambiti si affiancano fragilità in altri. Questa asimmetria può creare un divario tra il potenziale osservato e il funzionamento quotidiano, con la conseguenza che l’ambiente interpreta tali difficoltà come mancanza di impegno o inconcludenza.
Per quanto riguarda lo spettro autistico, le argomentazioni riferite a Leonardo risultano meno solide. In letteratura si trovano ipotesi, ma con un livello di supporto inferiore rispetto all’ADHD. Questo non significa che l’ipotesi sia impossibile; significa piuttosto che la cautela è ancora maggiore. Il rischio di selezionare retrospettivamente elementi compatibili con un’etichetta contemporanea è ben noto nella ricerca storica e clinica.
Il punto più interessante non riguarda comunque la classificazione di Leonardo. La questione centrale riguarda il modo in cui la nostra cultura interpreta la differenza cognitiva. Quando si parla di neurodivergenza, il discorso tende spesso a concentrarsi sul deficit, mentre la storia mostra numerosi esempi di innovazione prodotta da persone con traiettorie non lineari, interessi intensi e modalità di pensiero atipiche. Le stesse caratteristiche che in alcuni contesti vengono percepite come difficoltà possono diventare risorse in ambienti che valorizzano la curiosità, l’esplorazione e la tolleranza per l’errore.
Osservare il Codice Atlantico in questa prospettiva non serve quindi a stabilire se Leonardo fosse neurodivergente: può invece aiutare a mettere in discussione un’idea implicita, cioè che esista un unico modo corretto di apprendere, lavorare e produrre conoscenza. La variabilità del funzionamento umano è sempre esistita e continua a esistere. Cambiano le categorie e i contesti, ma la diversità cognitiva rimane una costante. Riconoscerlo può contribuire a ridurre il giudizio e ad aumentare la curiosità verso le differenze che incontriamo nella pratica clinica, nella scuola e nella vita di ogni giorno.
NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)

