PREMESSA: pubblichiamo un report a cura di Costanzo Frau da un convegno tenutosi a fine marzo 2026 a Derby, in Uk, a proposito di dissociazione. Come leggiamo, il “fattore trauma” sembra sempre di più un elemento transdiagnostico, dai disturbi di personalità gravi (come sostiene Clara Mucci e argomentava Russell Meares) a forme di ansia legate a fallimenti di strategie di controllo maturate in ambito di sviluppo traumatico (come sosteneva Giovanni Liotti), a forme più palesi di stress post-traumatico come il DID. In Italia l’AISTED da anni divulga e spinge la conoscenza a proposito delle ricadute sul corpo e sulla mente degli eventi traumatici, singoli o ripetuti.
Di recente abbiamo scritto su questo blog di uno dei due “padri fondatori” -insieme a Pierre Janet- della psicotraumatologia in Europa, Sandor Ferenczi (uscirà prossimamente un’intervista a Judit Meszaros, da Budapest). (R.Avico)
Riflessioni a partire dal convegno internazionale “Building Foundations Together: The Future of Complex Dissociation in the UK”
di Costanzo Frau, 26 Marzo 2026
Negli ultimi anni il trauma è diventato sempre più centrale nel discorso psicologico e psicoterapeutico. Tuttavia, un aspetto fondamentale continua spesso a rimanere ai margini: la dissociazione.
Nonostante la sua rilevanza clinica, la dissociazione è ancora oggi frequentemente sottoriconosciuta, fraintesa o non adeguatamente valutata nella pratica quotidiana. Eppure, diventa sempre più evidente che comprenderla non è un dettaglio specialistico, ma una condizione necessaria per lavorare in modo efficace e sicuro con il trauma.
Questa consapevolezza è emersa con particolare chiarezza durante il convegno internazionale “Building Foundations Together: The Future of Complex Dissociation in the UK”, un evento organizzato da esperti nel trattamento dei disturbi dissociativi e tenutosi presso l’Università di Derby in UK. Esso ha rappresentato un raro spazio di integrazione autentica tra ricerca scientifica, pratica clinica ed esperienza vissuta. Il valore dell’incontro non è stato caratterizzato soltanto dalla qualità dei contenuti, ma anche dal clima di condivisione: da un lato, il riconoscimento delle fondamenta costruite da chi ha contribuito allo sviluppo del campo; dall’altro, la percezione concreta di un movimento collettivo verso una fase più matura e integrata.
In un ambito in cui la dissociazione continua a essere spesso invisibile, questo tipo di convergenza segna un passaggio importante. Tra i messaggi più rilevanti emersi dal convegno vi è l’idea che il trauma debba essere considerato un fattore transdiagnostico. Non appartiene cioè a una singola categoria diagnostica, ma attraversa molte forme di sofferenza psicologica, dall’ansia alla depressione, fino ai disturbi di personalità e alle manifestazioni somatiche. Questa prospettiva implica la necessità di un approccio realmente trauma-informed in tutti i contesti clinici, e non solo in quelli specialistici.
Allo stesso tempo, è stato sottolineato con forza quanto sia cruciale valutare sistematicamente la dissociazione. Non si tratta di un fenomeno raro, ma piuttosto di qualcosa che tende a non essere visto. Quando non viene riconosciuta, le conseguenze possono essere significative: trattamenti inefficaci, peggioramenti inattesi, o interventi che attivano il sistema senza favorire integrazione. In questo senso, il rischio non è solo quello di non aiutare, ma anche di destabilizzare. Diventa quindi fondamentale sviluppare una sensibilità clinica capace di intercettare i segnali, anche sottili, della dissociazione.
Un altro punto centrale riguarda il tema della sicurezza. Il convegno ha ribadito con chiarezza che non tutto ciò che è terapeutico è automaticamente sicuro. Nel lavoro con il trauma, la priorità non è andare rapidamente in profondità, ma creare le condizioni affinché il sistema possa tollerare ciò che emerge. Questo significa lavorare con attenzione al ritmo, nella finestra di tolleranza e al livello di prontezza della persona, evitando il rischio di retraumatizzazione. La sicurezza non è un passaggio preliminare da superare, ma un principio che deve accompagnare l’intero processo terapeutico.
Un ulteriore elemento di grande rilievo è stato il riconoscimento del valore dell’esperienza vissuta.
L’integrazione tra dati empirici, competenza clinica ed esperienza soggettiva delle persone porta a esiti migliori, sia in termini di efficacia che di sostenibilità dei servizi. Questo rappresenta un cambiamento culturale significativo: le persone non sono più considerate solo destinatari di interventi, ma portatrici di conoscenza fondamentale per comprendere e trattare la dissociazione.
In questo contesto, il convegno ha anche segnato il lancio del volume “Working with Dissociation in Clinical Practice”, di Helena Crockford, Melanie Goodwin e Paul Langthorne promosso da ACP-UK, che raccoglie linee guida cliniche aggiornate per lavorare in modo più consapevole, inclusivo ed efficace con i fenomeni dissociativi. Parallelamente, sono stati presentati contributi di ricerca che mettono al centro l’esperienza soggettiva, come studi sulla vita interna delle parti nel Disturbo Dissociativo dell’Identità. Questi lavori evidenziano quanto sia essenziale comprendere la dissociazione non solo come insieme di sintomi, ma come organizzazione adattiva sviluppata nel tempo.
In questa cornice, il Deep Brain Reorienting (DBR) sta offrendo un contributo sempre più rilevante nel trattamento dei disturbi trauma-correlati. Focalizzandosi sui meccanismi neurofisiologici precoci della risposta orientativa e dello shock, consente un accesso estremamente preciso agli strati più profondi dell’esperienza traumatica, in particolare ai livelli impliciti e sottocorticali che spesso sfuggono ad approcci più cognitivi. Nel 2023, un RCT pubblicato da Ruth Lanius ne ha mostrato le potenzialità terapeutiche.
Le indicazioni emerse dal recente dibattito internazionale sulla dissociazione complessa sottolineano tuttavia la necessità di bilanciare tale profondità con un’attenzione costante alla stabilità del sistema. Se la dissociazione rappresenta una forma di protezione rispetto a livelli di attivazione eccessivi, diventa evidente che anche un approccio sofisticato come il DBR richiede una chiara mappatura delle dinamiche dissociative e una particolare sensibilità al timing clinico. Non si tratta solo di accedere ai nuclei traumatici, ma di farlo quando il sistema è sufficientemente stabile da poterne sostenere l’elaborazione.
In questo senso, il DBR si integra in modo coerente con una prospettiva contemporanea che valorizza gli stati sottocorticali non solo come sede delle memorie traumatiche implicite, ma anche come risorsa terapeutica per la regolazione e la stabilizzazione.
Tra i temi centrali del Secondo Meeting Italiano DBR (organizzato il 20 e il 21 giugno 2026 a Cagliari), verranno approfonditi proprio la connessione tra processi cerebrali profondi e consapevolezza somatica, il ruolo del Where-Self e del Protoself nell’ancoraggio dell’esperienza, e l’utilizzo degli stati sottocorticali come spazio clinico sicuro.
Questi elementi si inseriscono in una visione più ampia che considera la modificazione delle tracce somatiche e il loro impatto sia sui livelli corticali sia su quelli sottocorticali, evidenziando come il lavoro terapeutico coinvolga l’intera organizzazione del sistema nervoso, e non soltanto i processi cognitivi.
Il cambiamento in atto è anche culturale. Si sta progressivamente passando da un modello centrato sui sintomi a uno che mette al centro l’organizzazione neurobiologica e l’esperienza soggettiva. Questo spostamento ha implicazioni che vanno ben oltre gli ambiti specialistici, influenzando il modo in cui comprendiamo la sofferenza psicologica, strutturiamo gli interventi e, soprattutto, preveniamo il rischio di interventi iatrogeni.
Si tratta di un’occasione particolarmente rilevante non solo per aggiornarsi, ma anche per approfondire in modo esperienziale e condiviso l’integrazione tra approcci corporei, neuroscienze e pratica clinica. I posti in presenza sono limitati, mentre resta aperta la possibilità di partecipazione anche online per la giornata del 20 giugno.
Per informazioni e iscrizioni è possibile consultare il sito ufficiale, oppure contattare direttamente:
deepbrainreorienting@gmail.com.


