
di POPMed
Abbiamo citato Fabio Villa nel recente passato a proposito di psicoterapia assistita da psichedelici (PAP).
Villa è autore del volume “L’oceano della mente”, che intendiamo qui presentare brevemente -in particolare indicando i temi su cui si snoda il volume, in relazione al lavoro clinico.
Tendenzialmente il cuore del lavoro è rappresentato dai capitoli centrali, riguardanti l’effettivo svolgersi delle sessioni di PAP: stiamo parlando di esperienza cliniche per ora di confine, assolutamente avanguardistiche anche per un paese aperto alla sperimentazione come la Svizzera (nb: cuore del rinascimento psichedelico europeo).
Il terapeuta, come leggiamo dalle parole di Villa, spesso si occupa “solamente” di assistere e praticare una “vigile attesa”, fino alla fine dell’esperienza del paziente: il grosso del lavoro verrà fatto dal paziente stesso durante il suo viaggio, così come attraverso i suoi “incontri”.
La promessa della PAP è quella di aiutare il paziente a prendere contatto con simboli/parti di sé/memorie di sé, contatto in grado di svolgere un lavoro traumatolitico e simbolizzante su un piano psicologico, direttamente a contatto con la fenomenologia del suo vissuto, intervenendo sul modo di percepire la realtà del paziente e di promuovere una rilfessione su sé stesso all’interno di essa.
A differenza di una terapia farmacologica semplice, ci si aspetta che il lavoro del farmaco psichedelico possa portare il paziente a vivere sè stesso e il suo mondo da prospettive profondamente, radicalmente differenti -è d’altronde documentato l’effetto entropico della sostanza psichedelica, così come il suo potere neuroplastogeno.
