di Raffaele Avico
Gli eventi traumatici -nelle diverse forme in cui questi si presentano alla nostra vita- lasciano un’eredità nella mente e nel corpo di chi li vive.
Ne Il Signore degli anelli Tolkien scrive, a proposito del trauma vissuto da Frodo durante il suo viaggio:
“Finalmente il viso degli hobbit era rivolto verso casa. Erano impazienti di riveder la Contea; ma sulle prime cavalcarono solo lentamente, perché Frodo aveva dato segni di disagio. Giunti al Guado del Bruinen si era fermato, e sembrava restio ad avventurarsi in mezzo al fiume; e si accorsero che per un po’ i suoi occhi non vedevano né loro né le cose che lo circondavano. Era rimasto in silenzio tutta la giornata. Era il sei di ottobre.
“Soffri, Frodo?” disse Gandalf dolcemente mentre gli cavalcava a fianco.
“Be’, sì,” disse Frodo. “È la spalla. La ferita mi fa male, e il ricordo della tenebra pesa su di me. Oggi fa un anno.”
“Ahimè! ci sono ferite che non guariscono mai del tutto,” disse Gandalf.
“Temo che sia il mio caso,” disse Frodo. “Non c’è vero ritorno. Anche se rientro nella Contea, non mi sembrerà la stessa; perché io non sono più lo stesso. Sono ferito da pugnale, da aculeo e da dente, e da un lungo fardello. Dove troverò riposo?”
Gandalf non rispose.”
Non c’è un vero ritorno alla forma originaria, quella pre-traumatica: questo vuole farci intendere Tolkien -che scrive di sè stesso pensando alla prima guerra mondiale, a cui era sopravvissuto.
Il trauma ricade sul corpo e altera la forma del nostro tempo, creando un prima e un dopo, deforma inoltre la nostra coscienza increspandola, altre volte bucandola, altre volte ancora frammentandola.
Nel corso del suo viaggio, Frodo viene ferito in diverse occasioni: lungo il percorso che lo conduce a Mordor, viene prima pugnalato dal Re Stregone, poi dal signore dei Nazgul, tradito da Gollum, “seviziato” e punto dal ragno Aragne: sperimenta un livello di abuso fisico talmente estremo che al ritorno, dopo aver liberato la Contea e riportato l’”antico ordine”, è costretto a lasciare la contea stessa e a imbarcarsi ai Grigi Approdi per “curarsi”.
Diversi lavori hanno esplorato il tema PTSD in relazione al viaggio di Frodo.
In Italia uno dei più esperti in tema Tolkien, è Paolo Nardi, che nutre un seguito canale youtube a tema Signore degli anelli e universo Tolkien.
In questo video, parla di Frodo e del suo PTSD, spiegandoci come lo stesso Tolkien, come prima accennato, avesse partecipato alla battaglia della Somme, una carneficina che con tutta probabilità sembrò traumatizzare l‘autore, spigendolo a costruire, da lì, un “universo simbolico” in grado -se vogliamo seguire questa lettura- di aiutarlo a digerire psichicamente i ricordi della prima guerra mondiale.
Non è d’altronde anomalo pensare che subìre uno o più traumi possa portare l’individuo sopravvissuto alla creazione di una sorta di “mondo”, di narrazione riparativa.
Chi lavora con traumatizzati gravi, sa che spesso i pazienti “rivestono” la loro frammentazione di una narrazione articolata, una sorta di pseudo-delirio in grado di giustificare “narrativamente” la frammentazione stessa. I pazienti con DID vero (non simulato) quindi con amnesie e slittamenti di personalità, producono narrazioni convincenti a riguardo di “parti” di sé, che chiamano “alter”, ognuno con una funzione diversa, entro una sorta di sistema/condominio.
Esiste dunque una parte protettiva, una o più parti identificate come “persecutori”, delle parti bambine, a volte una parte “terapeutica”, etc., con infinite variazioni sul tema a seconda della storia individuale, il che però ci fa pensare -di nuovo- a un tentativo della mente di produrre una narrazione coerente che risolva o aiuti a contenere gli effetti post-traumatici, costruendo “storie”.
Il delirio psicotico è spesso definito come una costruzione fantastica in grado di spiegare al soggetto la turbolenza del suo mondo emotivo in frantumi, o in grado di giustificare o spiegare l’irruzione di elementi “non simbolizzabili”.
Se vogliamo procedere con questa chiave di lettura del vissuto post-traumatico, possiamo giudicare l’opera di Tolkien come una costruzione iper-articolata in grado di aiutare l’autore nella rielaborazione del suo trauma: come leggiamo qui, è possibile che Tolkien abbia inserito nel racconto dei riferimenti espliciti a ricordi di guerra (per esempio le morte paludi, con i fantasmi/cadaveri visibili sotto il livello dell’acqua). Troviamo su questo aspetto un approfondimento dell’Associazione italiana di studi tolkeniani, qui.
Il Libro Rosso di Jung può essere riletto come un tentativo di articolare narrativamente una frammentazione post-traumatica, l’emergere di elementi emotivi “grezzi” e non simbolizzabili che -come sappiamo- colpì Jung in prossimità della guerra mondiale.
Se andiamo alla letteratura scientifica:
- uno dei riferimenti più espliciti al PTSD di Frodo, lo troviamo in questo articolo: The Posttraumatic Stress Disorder of Frodo Baggins, pubblicato su una rivista per tolkieniani
L’articolo scritto da Bruce Leonard e pubblicato su una rivista per nerd della saga di Tolkien, ci permette di rileggere molti degli avvenimenti vissuti da Frodo durante il suo viaggio, alla luce delle categorie diagnostiche del PTSD, dall’iperattivazione nel ptsd non dissociativo, ai momenti di numbing e “scollamento” dissociativo del ptsd dissociativo (si veda questo un approfondimento sui due sottotipi del PTSD, con e senza sintomi dissociativi).
L’autore si spinge a paragonare il peregrinare di Frodo, il suo viaggio, all’iter di un sopravvisuto all’olocausto, tracciando molti degli avvenimenti accaduti allo hobbit, progressivamente formulando una sorta di “diagnosi”. Come ci ricorda Paolo Nardi nel video prima citato, il Signore degli Anelli resta un romanzo di guerra, incentrato sulle vicende relative a una guerra “totale”, cosa che -Nardi sottolinea- non può non interrogarci su quanto lo stesso Tolkien si riferisse alla sua esperienza persona, come prima accennato.
Indicativo anche il riferimento puntuale di Frodo alla dimensione temporale, alla data precisa relativa all’evento traumatico (“oggi fa un anno”), elemento tipico -il ricordo traumatico si inscrive nel flusso del ricordo in modo puntuale, non diffuso: se ne ricorda la data precisa e la ricorrenza anno dopo anno, come se da quel punto nel tempo fosse nato un filone narrativo, una “storia”- la storia del post-trauma, appunto.
Sono frequenti i momenti di scollamento di Frodo dal momento presente, come assorbito dai flashback post-traumatici, così come gli “evitamenti”, le amnesie e in fase di chiusura del libro, i riferimenti a una sorta di “frattura della personalità” di Frodo (Frodo dichiara il suo dolore, e augura a Sam una lunga vita, di pace nella Contea, dove quest’ultimo si ristabilirà; il passaggio è questo: “You cannot be always torn in two. You will have to be one and whole, for many years. You have so much to enjoy and to be, and to do”). Il riferimento a una spaccatura interna non può non farci pensare alla dissociazione strutturale della personalità descritta da Onno Van Der Hart, alla parti che “continuano” e alle parti che si “congelano “ al momento del trauma.
Per approfondire ulteriormente, si veda questo già citato approfondimento dell’Associazione italiana di studi tolkeniani.
PS per chi volesse, qui scaricabile un riassunto fatto da AI sull’articolo di Bruce Leonard

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NB Sul blog sono presenti alcuni “serpenti di articoli” inerenti disturbi specifici. Dal menù è possibile aggregarli intorno a 4 tematiche: il disturbo ossessivo compulsivo (#DOC), il disturbo di panico (#PANICO), il disturbo da stress post traumatico (#PTSD) e le recensioni di libri (#RECENSIONI)

