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Il Foglio Psichiatrico

Blog di divulgazione scientifica, aggiornamento e formazione in psichiatria e psicoterapia

14 September 2026

Aggressività e Intersoggettività: come le tecnologie digitali possono renderci più vulnerabili

di Costanzo Frau, psicologo psicoterapeuta, PHD

Nel linguaggio comune l’aggressività viene facilmente associata alla violenza e all’intenzione di danneggiare qualcuno. Il termine possiede tuttavia un significato più ampio: deriva dal latino adgredior, “avvicinarsi”, “andare verso”, ma anche “assalire” o “intraprendere”. In ambito psicologico ed etologico, il Vocabolario Treccani la definisce come una «tendenza istintiva, variamente definita, ipotizzata come causa di comportamenti caratterizzati da minaccia e attacco» (Treccani, s.d.). Aggressività e violenza, dunque, non sono necessariamente sinonimi: la prima può essere posta al servizio di finalità molto diverse.

È soprattutto la prospettiva etologica ad aver messo in luce le funzioni adattive e regolative dell’aggressività. Essa contribuisce alla difesa del territorio e delle risorse, favorendo la distribuzione degli individui nello spazio; interviene nella competizione e nella selezione sessuale e nella protezione della prole (Lorenz, 1963/2015). All’interno dei gruppi contribuisce inoltre alla regolazione dei rapporti di dominanza e rango, mentre la ritualizzazione di alcuni comportamenti aggressivi permette di ridurre il ricorso allo scontro diretto. Nell’essere umano, infine, l’aggressività può assumere anche funzioni esplorative e sociali, contribuendo all’apprendimento dei limiti e delle regole che governano l’interazione (Eibl-Eibesfeldt, 2001).

Konrad Lorenz ha dedicato un saggio importante all’aggressività sostenendo che “L’aggressività intraspecifica può certamente esistere senza la sua controparte, l’amore; al contrario, non esiste amore senza aggressività” (Lorenz, 1966)
L’aggressività è profondamente radicata nei sistemi più antichi del nostro cervello e svolge un ruolo importante anche nella regolazione delle relazioni interpersonali. Nei mammiferi assume forme più articolate e, nell’essere umano, raggiunge livelli di particolare complessità: possiamo rintracciarne alcune componenti all’interno di quella esperienza emotiva che definiamo rabbia.

Per gli scopi di questo breve saggio, vorrei soffermarmi su due sue funzioni fondamentali nelle relazioni umane. La prima riguarda il legame di attaccamento. Già John Bowlby, nella sua teoria dell’attaccamento, aveva attribuito alla rabbia una funzione importante nella regolazione della relazione tra il bambino e la figura di accudimento. Quando la disponibilità o la vicinanza di quest’ultima viene minacciata, per esempio durante una separazione, possono emergere protesta, rabbia e comportamenti aggressivi. Bowlby parlava, in questo senso, di “functional anger”, una rabbia funzionale perché orientata a superare l’ostacolo alla relazione e a favorire il ripristino della prossimità con la figura di attaccamento (Bowlby, 1973). In questa prospettiva, ciò che chiamiamo aggressività non rappresenta necessariamente una forza diretta a danneggiare l’altro: può essere posta al servizio del legame. Le risposte fisiologiche e comportamentali associate alla protesta e alla rabbia contribuiscono a segnalare il bisogno di vicinanza, cura e protezione. In termini evoluzionistici, questi meccanismi assumono un’importanza fondamentale in una specie, come quella umana, nella quale il piccolo dipende a lungo dalla disponibilità del caregiver per il proprio sviluppo e la propria sopravvivenza.

L’altro meccanismo fondamentale che coinvolge l’aggressività ha a che vedere con la motivazione al rango sociale. Anche in questo caso, l’aggressività non ha necessariamente lo scopo di danneggiare l’altro, ma assume una funzione regolativa. Nel corso dell’evoluzione, la vita in gruppo ha infatti richiesto lo sviluppo di meccanismi capaci di organizzare la competizione tra conspecifici per l’accesso alle risorse e per la posizione sociale. Il sistema motivazionale di rango, o sistema competitivo, ha proprio la funzione di regolare le relazioni di dominanza e sottomissione tra i membri del gruppo (Gilbert, 2017; Liotti, 2017).
In molte specie sociali, lo scontro diretto è stato progressivamente sostituito da forme di aggressività ritualizzata: posture, minacce e segnali di dominanza o sottomissione permettono ai contendenti di stabilire l’esito di una disputa senza arrivare necessariamente al combattimento. Chi riconosce la superiorità dell’altro può interrompere la competizione attraverso segnali di resa, mentre il dominante, riconosciuta la sottomissione, può cessare l’attacco. In questo modo entrambi possono continuare a vivere all’interno dello stesso gruppo. La gerarchia sociale, quindi, non deve essere considerata semplicemente come il risultato dell’aggressività. Da una prospettiva etologica rappresenta, al contrario, anche un meccanismo per regolarla: sapere chi occupa una posizione dominante e chi una subordinata riduce la necessità di mettere continuamente alla prova i rapporti di forza. Una gerarchia sufficientemente stabile può così diminuire la frequenza dei conflitti e contribuire alla coesione del gruppo, come osservato, per esempio, nelle società degli scimpanzé (Eibl-Eibesfeldt, 1995).

Nell’essere umano questi antichi meccanismi non sono scomparsi, ma si esprimono all’interno di relazioni sociali enormemente più complesse. Competere per il prestigio, cercare riconoscimento, confrontarsi con gli altri o percepirsi in una posizione di superiorità o inferiorità possono essere considerate espressioni moderne di questa antica motivazione. Quando ci sentiamo sfidati può emergere la rabbia, che sostiene la competizione; quando invece riconosciamo la superiorità dell’altro possono comparire paura, vergogna e comportamenti di sottomissione. Il rango sociale rappresenta così un secondo importante esempio di come l’aggressività possa essere al servizio della regolazione delle relazioni, anziché della loro distruzione.

In un articolo pubblicato nel 1950, The Illusion of Personal Individuality, Harry Stack Sullivan metteva in discussione l’idea che l’essere umano possa essere concepito come un Sé autonomo, autosufficiente e psicologicamente indipendente dalle relazioni. Per Sullivan, la personalità non può essere realmente compresa isolando l’individuo dal contesto relazionale nel quale vive: essa prende forma e acquista significato all’interno del campo interpersonale. Eppure, questa sorta di illusione narcisistica di una coscienza che possa esistere indipendentemente dall’intersoggettività continua in parte a sopravvivere. Nel campo medico, psicologico e sociale siamo ancora spesso portati a considerare i fenomeni fisici e mentali come proprietà del singolo individuo, astraendoli dal campo interpersonale nel quale emergono e vengono continuamente regolati. Una prospettiva che appare ancora più problematica alla luce delle conoscenze contemporanee sul carattere relazionale dello sviluppo umano.

L’essere umano è, prima di tutto, un essere relazionale: gran parte del suo sviluppo, della regolazione delle emozioni e della stessa costruzione del Sé avviene nell’incontro con l’altro. La ricerca della connessione non rappresenta quindi un elemento accessorio dell’esperienza umana, ma una necessità profondamente radicata nella nostra storia evolutiva.

Le radici evolutive di questa disposizione relazionale sono osservabili anche in numerose altre specie di mammiferi, comprese specie sociali appartenenti ai canidi e ai felidi. A tal proposito un recente studio di Demirbaş e collaboratori (2026) ha analizzato il modo in cui i gatti domestici salutano i propri caregiver al loro rientro a casa. Osservando direttamente 31 gatti nel loro ambiente domestico, gli autori hanno mostrato che il saluto è un comportamento complesso e multimodale, nel quale tendono ad associarsi segnali affiliativi come avvicinarsi alla persona, strofinarsi contro di essa e mantenere la coda sollevata. È interessante che i comportamenti legati al cibo risultassero sostanzialmente indipendenti da questi segnali sociali, suggerendo che il saluto non sia semplicemente motivato dall’aspettativa di essere nutriti. Un risultato curioso riguarda inoltre le vocalizzazioni: i gatti miagolavano e vocalizzavano più frequentemente con i caregiver maschi rispetto alle donne. Gli autori ipotizzano, con cautela, che ciò possa dipendere dal fatto che gli uomini tendano a rispondere meno alla comunicazione vocale del gatto, inducendo l’animale a rendere più esplicito il proprio richiamo.

Il rapporto tra esseri umani e animali da compagnia sembra inoltre aver acquisito una crescente centralità nella vita affettiva e relazionale contemporanea, in particolare nel caso del cane, una tendenza che sembra aver acquisito ulteriore visibilità durante e dopo la pandemia.

Il cane non rappresenta soltanto un animale con cui condividere gli spazi domestici, ma può diventare una vera e propria “figura relazionale”, capace di offrire prossimità, contatto corporeo, prevedibilità e reciprocità nell’interazione. Sarebbe tuttavia semplicistico interpretare questo fenomeno come una sostituzione delle relazioni umane. È forse più interessante domandarsi se la crescente ricerca della relazione uomo-cane possa essere letta anche nel contesto di una società nella quale alcune forme di interazione uomo-uomo stanno diventando meno frequenti o maggiormente mediate dalla tecnologia. In altre parole, la maggiore centralità del legame con il cane potrebbe rappresentare, almeno per alcune persone, anche una risposta alla crescente difficoltà di trovare occasioni di connessione interpersonale diretta?

È proprio da questa prospettiva della “connessione tra cervelli” che possiamo interrogarci anche sull’aggressività. Le crescenti difficoltà nella sua regolazione potrebbero essere collegate, almeno in parte, a un deficit di intersoggettività che attraversa la nostra società? Se la capacità di modulare l’aggressività si costruisce anche attraverso l’esperienza concreta dell’altro – ovvero il suo volto, la voce, la postura, la distanza, le sue reazioni alle nostre azioni – diventa importante chiedersi che cosa accada quando una parte crescente di queste esperienze viene trasferita all’interno di ambienti digitali.

La questione assume particolare rilevanza in almeno due momenti dello sviluppo. Il primo è l’infanzia, quando l’aggressività può assumere anche una funzione esplorativa e sociale: attraverso l’azione e la reazione dell’altro, il bambino sperimenta i limiti interpersonali e progressivamente apprende le regole che governano l’interazione. Il secondo è l’adolescenza, quando diventano centrali il confronto con i pari, la sperimentazione del rango sociale e la ricerca di una posizione e di un’appartenenza all’interno del gruppo. In entrambe queste fasi, smartphone, tablet e social media introducono una mediazione tecnologica in esperienze che, per gran parte della nostra storia evolutiva, si sono sviluppate nell’interazione diretta tra individui.

Rimane allora una domanda semplice, ma cruciale: se una parte della regolazione dell’aggressività si apprende nell’incontro reale con l’altro, cosa accade quando il mediatore principale diventa uno schermo?
Non possiamo ancora saperlo con certezza. Alcune indicazioni iniziano tuttavia a emergere dagli studi che hanno indagato l’associazione tra esposizione agli strumenti digitali e sviluppo cerebrale. È soprattutto nei primi anni di vita che questi interrogativi assumono un particolare rilievo, quando il cervello attraversa una fase di rapidissima organizzazione e le connessioni neurali vengono continuamente modellate dall’esperienza. Negli ultimi anni, alcuni studi di neuroimaging hanno iniziato a chiedersi se e come l’esposizione agli strumenti digitali possa associarsi a questo processo. Una recente review degli studi di neuroimaging condotti su bambini tra 0 e 12 anni ha individuato nove ricerche e ha rilevato che una maggiore esposizione agli schermi risultava, nella maggior parte degli studi, associata a indicatori neurobiologici meno favorevoli, tra cui differenze nello spessore corticale, nella sostanza grigia e bianca e nella connettività di reti coinvolte nel linguaggio, nell’attenzione, nelle funzioni esecutive e nella regolazione emotiva. Gli stessi autori sottolineano tuttavia che le evidenze sono ancora limitate e che non consentono di stabilire semplici rapporti di causa-effetto: molto dipende dal tipo di dispositivo, dal contenuto, dal tempo di esposizione e soprattutto dal contesto nel quale lo schermo viene utilizzato (Nimmo e Chau, 2026)
Tra gli studi inclusi in questa letteratura, particolarmente suggestivi sono i risultati ottenuti nei bambini in età prescolare. In uno studio di risonanza magnetica su 47 bambini tra i 3 e i 5 anni, Hutton e collaboratori hanno osservato che livelli più elevati di utilizzo degli schermi erano associati a una minore organizzazione microstrutturale della sostanza bianca in fasci cerebrali coinvolti nel linguaggio, nelle funzioni esecutive e nelle competenze necessarie per l’apprendimento della lettura. In particolare, un maggiore utilizzo degli schermi era associato a una minore anisotropia frazionaria e a una maggiore diffusività radiale in tratti come il fascicolo arcuato, il fascicolo longitudinale inferiore e il fascicolo uncinato. Parallelamente, i bambini con maggiore esposizione ottenevano punteggi inferiori nelle prove di linguaggio espressivo, velocità di elaborazione e prerequisiti della lettura (Hutton et al., 2020).

La questione non riguarda soltanto la struttura del cervello, ma anche il modo in cui le sue diverse aree comunicano tra loro. In bambini più grandi, tra 8 e 12 anni, il tempo trascorso leggendo libri è risultato associato a una maggiore connettività funzionale tra una regione fondamentale per il riconoscimento delle parole e le aree cerebrali coinvolte nel linguaggio e nel controllo cognitivo; al contrario, un maggiore tempo trascorso davanti agli schermi era associato a una minore connettività funzionale tra alcune di queste regioni. Sebbene questi risultati riguardino bambini più grandi e non possano essere automaticamente estesi alla prima infanzia, suggeriscono che esperienze diverse possano associarsi a differenti modalità di organizzazione delle reti cerebrali (Horowitz-Kraus e Hutton, 2018).

Una delle ipotesi più interessanti è quella della sostituzione delle esperienze (displacement). Il tempo trascorso davanti a uno schermo può sottrarre spazio ad attività che nei primi anni di vita rappresentano potenti occasioni di sviluppo cerebrale: parlare con un adulto, osservare il suo volto, seguire il suo sguardo, giocare fisicamente, manipolare oggetti, ascoltare una storia, sperimentare turni comunicativi e ricevere una risposta contingente ai propri comportamenti. Una review sullo sviluppo cognitivo nei primi tre anni di vita mostra infatti che gli effetti degli schermi dipendono fortemente dal contesto d’uso: presenza e partecipazione del caregiver, qualità e adeguatezza del contenuto, interattività e utilizzo dello schermo come sottofondo possono modificare sensibilmente gli esiti osservati (Guellai et al., 2022). Per esempio, la visione di programmi e la televisione lasciata accesa in sottofondo possono essere associate a esiti cognitivi meno favorevoli; contenuti non appropriati all’età e un elevato utilizzo degli schermi da parte del caregiver sarebbero associati a esiti psicosociali meno favorevoli. Al contrario, il co-use, cioè l’utilizzo dello schermo insieme a un adulto che commenta e interagisce con il bambino, mostrava associazioni positive con alcuni esiti cognitivi (Mallawaarachchi et al., 2024).

Il problema principale potrebbe quindi non essere soltanto ciò che il bambino guarda sullo schermo, ma ciò che, mentre guarda lo schermo, non sta sperimentando con un’altra persona. Nei primi anni di vita, il cervello non si sviluppa semplicemente ricevendo informazioni: si organizza attraverso esperienze ripetute di reciprocità, attesa, sorpresa, frustrazione, riparazione e risposta dell’altro. Lo smartphone può fornire stimoli estremamente ricchi dal punto di vista visivo e sonoro, ma non possiede quella stessa qualità di contingenza interpersonale attraverso la quale il bambino impara che una propria azione modifica l’altro e che la risposta dell’altro richiede, a sua volta, una modificazione del proprio comportamento. È proprio questa dimensione corporea e relazionale dell’esperienza a rendere particolarmente interessante il problema posto dalle nuove tecnologie.

Nel suo recente saggio Il Sé digitale, il neuroscienziato Vittorio Gallese riflette sulle trasformazioni che le tecnologie digitali stanno producendo nel nostro modo di costruire il Sé e di entrare in relazione con gli altri. La ricerca neuroscientifica ha mostrato come la comprensione dell’altro non sia un processo esclusivamente mentale, ma coinvolga profondamente il corpo: attraverso i neuroni specchio, ad esempio, si attivano nel nostro cervello meccanismi legati alle azioni e alle emozioni delle persone con cui interagiamo. Partendo dalla prospettiva della cognizione incarnata, Gallese sottolinea quindi che anche le esperienze digitali coinvolgono il corpo, le sensazioni e le emozioni, pur venendo rielaborate all’interno di un ambiente mediato dalla tecnologia. Il punto cruciale è che le tecnologie digitali non rappresentano più soltanto strumenti attraverso i quali comunichiamo, ma stanno diventando veri e propri ambienti nei quali costruiamo una parte della nostra identità e delle nostre relazioni. Le tecnologie digitali, quindi, non si limitano a fare da tramite tra noi e il mondo, ma contribuiscono a trasformare il modo stesso in cui lo percepiamo, lo conosciamo e ci relazioniamo con esso. Diventa quindi sempre più difficile separare nettamente il Sé che si sviluppa nelle relazioni corporee e interpersonali dal Sé digitale, costruito attraverso forme di interazione sempre più tecnologicamente mediate (Gallese, Il Sé digitale, Raffaello Cortina Editore; Ammaniti, 2026).

Il futuro è incerto, le istituzioni sembrano procedere lentamente e la tecnologia avanza alla velocità della luce. Sta a noi fare in modo che, mentre gli strumenti che ci connettono diventano sempre più sofisticati, non si impoverisca proprio ciò che dovrebbero aiutarci a mantenere: la relazione con l’altro.

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Per un approfondimento della prospettiva etologica sull’aggressività si veda Frau, C., (2025) Aggressività e trauma. Una prospettiva etologica. Franco Angeli Editore

Article by admin / Generale

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  • GLI PSICOFARMACI PER LO STRESS POST TRAUMATICO (PTSD) 8 May 2023
  • ILLUSIONI IPNAGOGICHE, SONNO E PTSD 4 May 2023
  • SI PUÓ DIRE MORTE? INTERVISTA A DAVIDE SISTO 27 April 2023
  • CENTRO SORANZO: INTERVISTA A MAURO SEMENZATO 12 April 2023
  • Laetrodectus, che morde di nascosto 6 April 2023
  • STABILIZZAZIONE E CONFINI: METTERE PALETTI PER REGOLARSI 4 April 2023
  • L’eredità teorica di Giovanni Liotti 31 March 2023
  • “UN RITMO PER L’ANIMA”, TARANTISMO E DINTORNI 7 March 2023
  • SUICIDIO: SPUNTI DAL LAVORO DI MAURIZIO POMPILI E EDWIN SHNEIDMAN 9 January 2023
  • SUPERHERO THERAPY. INTERVISTA A MARTINA MIGLIORE 5 December 2022
  • Allucinazioni nel trauma e nella psicosi. Un confronto psicopatologico 26 November 2022
  • FUGA DI CERVELLI 15 November 2022
  • PSICOTERAPIA DELL’ANSIA: ALCUNI SPUNTI 7 November 2022
  • LA Q DI QOMPLOTTO 25 October 2022
  • POPMED: UN ESEMPIO DI NEWSLETTER 12 October 2022
  • INTERVISTA A MAURO BOLOGNA, PRESIDENTE SIPNEI 10 October 2022
  • IL “MANUALE DELLE TECNICHE PSICOLOGICHE” DI BERNARDO PAOLI ED ENRICO PARPAGLIONE 6 October 2022
  • POPMED, UNA NEWSLETTER DI AGGIORNAMENTO IN AREA “PSI”. PER TORNARE ALLA FONTE 30 September 2022
  • IL CONVEGNO SIPNEI DEL 1 E 2 OTTOBRE 2022 (FIRENZE): “LA PNEI NELLA CLINICA” 20 September 2022
  • LA TEORIA SULLA NASCITA DEL PENSIERO DI WILFRED BION 1 September 2022
  • NEUROFEEDBACK: INTERVISTA A SILVIA FOIS 10 August 2022
  • La depressione come auto-competizione fallimentare. Alcuni spunti da “La società della stanchezza” di Byung Chul Han 27 July 2022
  • SCOPRIRE LA SIPNEI. INTERVISTA A FRANCESCO BOTTACCIOLI 6 July 2022
  • PERFEZIONISMO: INTERVISTA A VERONICA CAVALLETTI (CENTRO TAGES ONLUS) 6 June 2022
  • AFFRONTARE IL DISTURBO DISSOCIATIVO DELL’IDENTITÁ 28 May 2022
  • GARBAGE IN, GARBAGE OUT.  INTERVISTA FIUME A ZIO HACK 21 May 2022
  • PTSD: ALCUNE SLIDE IN FREE DOWNLOAD 10 May 2022
  • MANAGEMENT DELL’INSONNIA 3 May 2022
  • “IL LAVORO NON TI AMA”: UN PODCAST SULLA HUSTLE CULTURE 27 April 2022
  • “QUI E ORA” DI RONALD SIEGEL. IL LIBRO PERFETTO PER INTRODURSI ALLA MINDFULNESS 20 April 2022
  • Considerazioni sul trattamento di bambini e adolescenti traumatizzati 11 April 2022
  • IL COLLASSO DEL CONTESTO NELLA PSICOTERAPIA ONLINE 31 March 2022
  • L’APPROCCIO “OPEN DIALOGUE”. INTERVISTA A RAFFAELLA POCOBELLO (CNR) 25 March 2022
  • IL CORPO, IL PANICO E UNA CORRETTA DIAGNOSI DIFFERENZIALE: INTERVISTA AD ANDREA VALLARINO 21 March 2022
  • RECENSIONE: L’EREDITÁ DI BION (A CURA DI ANTONIO CIOCCA) 20 March 2022
  • GLI PSICHEDELICI COME STRUMENTO TRANSDIAGNOSTICO DI CURA, IL MODELLO BIPARTITO DELLA SEROTONINA E L’INFLUENZA DELLA PSICOANALISI 7 March 2022
  • FOTOTERAPIA: JUDY WEISER e il lavoro con il lutto 1 March 2022
  • PLACEBO E DOLORE: IL POTERE DELLA MENTE (da un articolo di Fabrizio Benedetti) 14 February 2022
  • INTERVISTA A RICCARDO CASSIANI INGONI: “Metodo T.R.E.®” E TECNICHE BOTTOM-UP PER L’APPROCCIO AL PTSD 3 February 2022
  • SPIDER, CRONENBERG 26 January 2022
  • LE TEORIE BOTTOM-UP NELLA PSICOTERAPIA DEL POST-TRAUMA (di Antonio Onofri e Giovanni Liotti) 17 January 2022
  • 24 MESI DI PSICOTERAPIA ONLINE 10 January 2022
  • LA TOSSICODIPENDENZA COME TENTATIVO DI AMMINISTRARE LA SINDROME POST-TRAUMATICA 7 January 2022
  • La Supervisione strategica nei contesti clinici (Il lavoro di gruppo con i professionisti della salute e la soluzione dei problemi nella clinica) 4 January 2022
  • PSICHEDELICI: LA SCIENZA DIETRO L’APP “LUMINATE” 21 December 2021
  • ASYLUMS DI ERVING GOFFMAN, PER PUNTI 14 December 2021
  • LA SINDROME DI ASPERGER IN BREVE 7 December 2021
  • IL CONVEGNO DI SAN DIEGO SULLA PSICOTERAPIA ASSISTITA DA PSICHEDELICI (marzo 2022) 2 December 2021
  • PSICOTERAPIA SENSOMOTORIA E DEEP BRAIN REORIENTING. INTERVISTA A PAOLO RICCI (AISTED) 29 November 2021
  • INTERVISTA A SIMONE CHELI (ASSOCIAZIONE TAGES ONLUS) 25 November 2021
  • TRAUMA: IMPOSTAZIONE DEL PIANO DI CURA E PRIMO COLLOQUIO 16 November 2021
  • TEORIA POLIVAGALE E LAVORO CON I BAMBINI 9 November 2021
  • INTRODUZIONE A BYUNG-CHUL HAN: IL PROFUMO DEL TEMPO 3 November 2021
  • IT (STEPHEN KING) 27 October 2021
  • JUDITH LEWIS HERMAN: “GUARIRE DAL TRAUMA” 22 October 2021
  • ANCORA SU PIERRE JANET 15 October 2021
  • PSICONUTRIZIONE: IL LAVORO DI FELICE JACKA 3 October 2021
  • MEGLIO MALE ACCOMPAGNATI CHE SOLI: LE STRATEGIE DI CONTROLLO IN INFANZIA (PTSDc) 30 September 2021
  • OVERLOAD COGNITIVO ED ECOLOGIA MENTALE 21 September 2021
  • UN LUOGO SICURO 17 September 2021
  • 3MDR: UNO STRUMENTO SPERIMENTALE PER COMBATTERE IL PTSD 13 September 2021
  • UN LIBRO PER L’ESTATE: “COME ANNOIARSI MEGLIO” DI PIETRO MINTO 6 August 2021
  • “I fondamenti emotivi della personalità”, JAAK PANKSEPP: TAKEAWAYS E RECENSIONE 3 August 2021
  • LIFESTYLE PSYCHIATRY 28 July 2021
  • LE DIVERSE FORME DI SINTOMO DISSOCIATIVO 26 July 2021
  • PRIMO LEVI, LA CARCERAZIONE E IL TRAUMA 19 July 2021
  • “IL PICCOLO PARANOICO” DI BERNARDO PAOLI. PARANOIA, AMBIVALENZA E MODELLO STRATEGICO 14 July 2021
  • RECENSIONE PER PUNTI DI “LA GUIDA ALLA TEORIA POLIVAGALE” 8 July 2021
  • I VIRUS: IL LORO RUOLO NELLE MALATTIE NEURODEGENERATIVE 7 July 2021
  • LA PLUSDOTAZIONE SPIEGATA IN BREVE 1 July 2021
  • COS’É LA COGNITIVE PROCESSING THERAPY? 24 June 2021
  • SULLA TERAPIA ESPOSITIVA PER I DISTURBI FOBICI: IL MODELLO DI APPRENDIMENTO INIBITORIO DI MICHELLE CRASKE 19 June 2021
  • É USCITO IL SECONDO EBOOK PRODOTTO DA AISTED 15 June 2021
  • La psicologia fenomenologica nelle comunità terapeutiche -con il blog Psicologia Fenomenologica. 7 June 2021
  • PSICHIATRIA DI COMUNITÁ: LA SCELTA DI UN METODO 31 May 2021
  • PTSD E SPAZIO PERIPERSONALE: DA UN ARTICOLO DI DANIELA RABELLINO ET AL. 26 May 2021
  • CURANDO IL CORPO ABBIAMO PERSO LA TESTA: UN CONVEGNO ONLINE CON VALERIO ROSSO, MARCO CREPALDI, LUCA PROIETTI, BERNARDO PAOLI, GENNARO ROMAGNOLI 22 May 2021
  • MDMA PER IL PTSD: NUOVE EVIDENZE 21 May 2021
  • MAP (MULTIPLE ACCESS PSYCHOTHERAPY): IL MODELLO DI PSICOTERAPIA AD APPROCCI COMBINATI CON ACCESSO MULTIPLO DI FABIO VEGLIA 18 May 2021
  • CURANDO IL CORPO ABBIAMO PERSO LA TESTA: UN CONVEGNO GRATUITO ONLINE (21 MAGGIO) 13 May 2021
  • BALBUZIE: COME USCIRNE (il metodo PSICODIZIONE) 10 May 2021
  • PANICO: INTERVISTA AD ANDREA IENGO (PANICO.HELP) 7 May 2021
  • Psicologia digitale e pandemia COVID19: il report del Centro Medico Santagostino di Milano dall’European Conference on Digital Psychology (ECDP) 4 May 2021
  • SOLCARE IL MARE ALL’INSAPUTA DEL CIELO. Liberalizzare come terapia: il problema dell’autocontrollo in clinica 30 April 2021
  • IL PODCAST DE “IL FOGLIO PSICHIATRICO” 25 April 2021
  • La psicologia fenomenologica nelle comunità terapeutiche 25 April 2021
  • 3 STRUMENTI CONTRO IL TRAUMA (IN BREVE): TAVOLA DISSOCIATIVA, DISSOCIAZIONE VK E CAMBIO DI STORIA 23 April 2021
  • IL MALADAPTIVE DAYDREAMING SPIEGATO PER PUNTI 17 April 2021
  • UN VIDEO PER CAPIRE LA DISSOCIAZIONE 12 April 2021
  • CORRELATI MORFOLOGICI E FUNZIONALI DELL’EMDR: UNA PANORAMICA SULLA NEUROBIOLOGIA DEL TRATTAMENTO DEL PTSD 4 April 2021
  • TRAUMA E DISSOCIAZIONE IN ETÁ EVOLUTIVA: (VIDEO)INTERVISTA AD ANNALISA DI LUCA 1 April 2021
  • GLI EFFETTI POLARIZZANTI DELLA BOLLA INFORMATIVA. INTERVISTA A NICOLA ZAMPERINI DEL BLOG “DISOBBEDIENZE” 30 March 2021
  • SVILUPPARE IL PENSIERO LATERALE (EDWARD DE BONO) – RECENSIONE 24 March 2021
  • MDMA PER IL POST-TRAUMA: BEN SESSA E ALTRI RIFERIMENTI IN RETE 22 March 2021
  • 9 LIBRI FONDAMENTALI SU TRAUMA E DISSOCIAZIONE (aggiornato 2026) 14 March 2021
  • VIDEOINTERVISTA A CATERINA BOSSA: LAVORARE CON IL TRAUMA 7 March 2021
  • PRIMO SOCCORSO PSICOLOGICO E INTERVENTO PERI-TRAUMATICO: IL LAVORO DI ALAIN BRUNET ED ESSAM DAOD 2 March 2021
  • “SHARED LIVES” NEL REGNO UNITO: FORME DI PSICHIATRIA D’AVANGUARDIA 25 February 2021
  • IL TRAUMA (PTSD) NEGLI ANIMALI (PARTE 1) 21 February 2021
  • FLOW: una definizione 15 February 2021
  • NEUROBIOLOGIA DEL DISTURBO POST-TRAUMATICO (PTSD) 8 February 2021
  • PSICOLOGIA DELLA CARCERAZIONE (SECONDA PARTE): FINE PENA MAI 3 February 2021
  • INTERVISTA A COSTANZO FRAU: DISSOCIAZIONE, TRAUMA, CLINICA 1 February 2021
  • LO SPETTRO IMPULSIVO COMPULSIVO. I DISTURBI OSSESSIVO COMPULSIVI SONO DISTURBI DA ADDICTION? 25 January 2021
  • ANATOMIA DEL DISTURBO OSSESSIVO COMPULSIVO (E PSICOTERAPIA) 15 January 2021
  • LA STRANGE SITUATION IN BREVE e IL TRAUMA COMPLESSO 11 January 2021
  • GIORNALISMO = ENTERTAINMENT 6 January 2021
  • SIMBOLIZZARE IL TRAUMA: IL RUOLO DELL’ATTO ARTISTICO 2 January 2021
  • PSICHIATRIA: IL MODELLO DE-ISTITUZIONALIZZANTE DI GEEL, BELGIO (The Openbaar Psychiatrisch Zorgcentrum) 28 December 2020
  • STABILIZZARE I SINTOMI POST TRAUMATICI: ALCUNI ASPETTI PRATICI 18 December 2020
  • Psicoterapia breve strategica del Disturbo ossessivo compulsivo (DOC). Intervista ad Andrea Vallarino e Luca Proietti 14 December 2020
  • CRONOFAGIA DI DAVIDE MAZZOCCO: CONTRO IL FURTO DEL TEMPO 10 December 2020
  • PODCAST: SPECIALIZZAZIONE IN PSICHIATRIA E CLINICA A CHICAGO, con Matteo Respino 8 December 2020
  • COME GESTIRE UNA DIPENDENZA? 4 PIANI DI INTERVENTO 3 December 2020
  • INTRODUZIONE A JAAK PANKSEPP 28 November 2020
  • INTERVISTA A DANIELA RABELLINO: LAVORARE CON RUTH LANIUS E NEUROBIOLOGIA DEL TRAUMA 20 November 2020
  • MDMA PER IL TRAUMA: VIDEOINTERVISTA A ELLIOT MARSEILLE (A CURA DI JONAS DI GREGORIO) 16 November 2020
  • PSICHIATRIA E CINEMA: I CINQUE MUST-SEE (a cura di Laura Salvai, Psychofilm) 12 November 2020
  • STRESS POST TRAUMATICO: una definizione e alcuni link di approfondimento 7 November 2020
  • SCOPRIRE IL FOREST BATHING 2 November 2020
  • IL TRAUMA COME APPRENDIMENTO A PROVA SINGOLA (ONE TRIAL LEARNING) 28 October 2020
  • IL PANICO COME ROTTURA (RAPPRESENTATA) DI UN ATTACCAMENTO? da un articolo di Francesetti et al. 24 October 2020
  • LE PENSIONI DEGLI PSICOLOGI: INTERVISTA A LORENA FERRERO 21 October 2020
  • INTERVISTA A JONAS DI GREGORIO: IL RINASCIMENTO PSICHEDELICO 18 October 2020
  • IL RITORNO (MASOCHISTICO?) AL TRAUMA. Intervista a Rossella Valdrè 13 October 2020
  • ASCESA E CADUTA DEI COMPETENTI: RADICAL CHOC DI RAFFAELE ALBERTO VENTURA 6 October 2020
  • L’EMDR: QUANDO USARLO E CON QUALI DISTURBI 30 September 2020
  • FACEBOOK IS THE NEW TOBACCO. Perchè guardare “The Social Dilemma” su Netflix 28 September 2020
  • SPORT, RILASSAMENTO, PSICOTERAPIA SENSOMOTORIA: oltre la parola per lo stress post traumatico 21 September 2020
  • IL MODELLO TRIESTINO, UN’ECCELLENZA ITALIANA. Intervista a Maria Grazia Cogliati Dezza e recensione del docufilm “La città che cura” 15 September 2020
  • IL RITORNO DEL RIMOSSO. Videointervista a Luigi Chiriatti su tarantismo e neotarantismo 10 September 2020
  • FARE PSICOTERAPIA VIAGGIANDO: VIDEOINTERVISTA A BERNARDO PAOLI 2 September 2020
  • SUL MERCATO DELLA DOPAMINA: INTERVISTA A VALERIO ROSSO 31 August 2020
  • TARANTISMO: 9 LINK UTILI 27 August 2020
  • FRANCESCO DE RAHO SUL TARANTISMO, tra superstizione e scienza 26 August 2020
  • ATTACCHI DI PANICO: IL MODELLO SUL CONTROLLO 7 August 2020
  • SHELL SHOCK E PRIMA GUERRA MONDIALE: APPORTI VIDEO 31 July 2020
  • LA LUNA, I FALÒ, ANGUILLA: un romanzo sulla melanconia 27 July 2020
  • VIDEOINTERVISTA A FERNANDO ESPI FORCEN: LAVORARE COME PSICHIATRA A CHICAGO 20 July 2020
  • ALCUNI ESTRATTI DALLA RUBRICA “GROUNDING” (PDF) 14 July 2020
  • STRESS POST TRAUMATICO: IL MODELLO A CASCATA. Da un articolo di Ruth Lanius 10 July 2020
  • OTTO KERNBERG SUGLI OBIETTIVI DI UNA PSICOANALISI: DA UNA VIDEOINTERVISTA 3 July 2020
  • SONNO, STRESS E TRAUMA 27 June 2020
  • Il SAFE AND SOUND PROTOCOL, UNO STRUMENTO REGOLATIVO. Videointervista a GABRIELE EINAUDI 23 June 2020
  • IL CONTROLLO CHE FA PERDERE IL CONTROLLO: UNA VIDEOINTERVISTA AD ANDREA VALLARINO SUL DISTURBO DI PANICO 11 June 2020
  • STRESS, RESILIENZA, ADATTAMENTO, TRAUMA – Alcune definizioni per creare una mappa clinicamente efficace 5 June 2020
  • DA “LA GUIDA ALLA TEORIA POLIVAGALE”: COS’É LA NEUROCEZIONE 3 June 2020
  • AUTO-TRADIRSI. UNA DEFINIZIONE DI MORAL INJURY 28 May 2020
  • BASAGLIA RACCONTA IL COVID 26 May 2020
  • FONDAMENTI DI PSICOTERAPIA: LA FINESTRA DI TOLLERANZA DI DANIEL SIEGEL 20 May 2020
  • L’EBOOK AISTED: “AFFRONTARE IL TRAUMA PSICHICO: il post-emergenza.” 18 May 2020
  • NOI, ESSERI UMANI POST- PANDEMICI 14 May 2020
  • PUNTI A FAVORE E PUNTI CONTRO “CHANGE” di P. Watzlawick, J.H. Weakland e R. Fisch 9 May 2020
  • APPORTI VIDEO SUL TARANTISMO – PARTE 2 4 May 2020
  • RISCOPRIRE L’ARCHIVIO (VIDEO) DI PSYCHIATRY ON LINE PER I SUOI 25 ANNI 2 May 2020
  • SULL’IMMOBILITÀ TONICA NEGLI ANIMALI. Alcuni spunti da “IPNOSI ANIMALE, IMMOBILITÁ TONICA E BASI BIOLOGICHE DI TRAUMA E DISSOCIAZIONE” 30 April 2020
  • FOBIE SPECIFICHE IN BREVE 25 April 2020
  • JEAN PIAGET E LA SHARING ECONOMY 25 April 2020
  • LO STATO DELL’ARTE INTORNO ALLA DIMENSIONE SOCIALE DELLA MEMORIA: SUL MODO IN CUI SI E’ ARRIVATI ALLA CREAZIONE DEL CONCETTO DI RICORDO CONGIUNTO E SU QUANTO LA VITA RELAZIONALE INFLUENZI I PROCESSI DI SVILUPPO DELLA MEMORIA 25 April 2020
  • IL PODCAST DE IL FOGLIO PSICHIATRICO EP.3 – MODELLO ITALIANO E MODELLO BELGA A CONFRONTO, CON GIOVANNA JANNUZZI! 22 April 2020
  • RISCOPRIRE PIERRE JANET: PERCHÉ ANDREBBE LETTO DA CHIUNQUE SI OCCUPI DI TRAUMA? 21 April 2020
  • AGGIUNGERE LEGNA PER SPEGNERE IL FUOCO. TERAPIA BREVE STRATEGICA E DISTURBI FOBICI 17 April 2020
  • INTERVISTA A NICOLÓ TERMINIO: L’UOMO SENZA INCONSCIO 13 April 2020
  • TORNARE ALLE FONTI. COME LEGGERE IN MODO CRITICO UN PAPER SCIENTIFICO PT.3 10 April 2020
  • IL PODCAST DE IL FOGLIO PSICHIATRICO EP.2 – MODELLO ITALIANO E MODELLO SVIZZERO A CONFRONTO, CON OMAR TIMOTHY KHACHOUF! 6 April 2020
  • ANTONELLO CORREALE: IL QUADRO BORDERLINE IN PUNTI 4 April 2020
  • 10 ANNI DI E.J.O.P: DOVE SIAMO? 31 March 2020
  • TORNARE ALLE FONTI. COME LEGGERE IN MODO CRITICO UN PAPER SCIENTIFICO PT.2 27 March 2020
  • PSICOLOGIA DELLA CARCERAZIONE: RISTRETTI.IT 25 March 2020
  • NELLE CORNA DEL BUE LUNARE: IL LAVORO DI LIDIA DUTTO 16 March 2020
  • LA COLPA NEL DOC: LA MENTE OSSESSIVA DI FRANCESCO MANCINI 12 March 2020
  • TORNARE ALLE FONTI. COME LEGGERE IN MODO CRITICO UN PAPER SCIENTIFICO PT.1 6 March 2020
  • PREFAZIONE DI “PTSD: CHE FARE?”, a cura di Alessia Tomba 5 March 2020
  • IL PODCAST DE “IL FOGLIO PSICHIATRICO”: EP.1 – FERNANDO ESPI FORCEN 29 February 2020
  • NERVATURE TRAUMATICHE E PREDISPOSIZIONE AL PTSD 13 February 2020
  • RIMOZIONE E DISSOCIAZIONE: FREUD E PIERRE JANET 3 February 2020
  • TEORIA DEI SISTEMI COMPLESSI E PSICOPATOLOGIA: DENNY BORSBOOM 17 January 2020
  • LA CULTURA DELL’INDAGINE: IL MASTER IN TERAPIA DI COMUNITÀ DEL PORTO 15 January 2020
  • IMPATTO DELL’ESERCIZIO FISICO SUL PTSD: UNA REVIEW E UN PROGRAMMA DI ALLENAMENTO 30 December 2019
  • INTRODUZIONE AL LAVORO DI GIULIO TONONI 27 December 2019
  • THOMAS INSEL: FENOTIPI DIGITALI IN PSICHIATRIA 19 December 2019
  • HPPD: HALLUCINOGEN PERCEPTION PERSISTING DISORDER 12 December 2019
  • SU “LA DIMENSIONE INTERPERSONALE DELLA COSCIENZA” 24 November 2019
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  • NOMINARE PER DOMINARE: L’AFFECT LABELING 20 September 2019
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IL BLOG

Il blog si pone come obiettivo primario la divulgazione di qualità a proposito di argomenti concernenti la salute mentale: si parla di neuroscienza, psicoterapia, psicoanalisi, psichiatria e psicologia in senso allargato:

  • Nella sezione AGGIORNAMENTO troverete la sintesi e la semplificazione di articoli tratti da autorevoli riviste psichiatriche. Vogliamo dare un taglio “avanguardistico” alla scelta degli articoli da elaborare, con un occhio a quella che potrà essere la psichiatria e la psicoterapia di “domani”. Useremo come fonti articoli pubblicati su riviste psichiatriche di rilevanza internazionale (ad esempio JAMA Psychiatry, World Psychiatry, etc) così da garantire un aggiornamento qualitativamente adeguato.
  • Nella sezione FORMAZIONE sono contenuti post a contenuto vario, che hanno l’obiettivo di (in)formare il lettore a proposito di un determinato argomento.
  • Nella sezione EDITORIALI troverete punti di vista personali a proposito di tematiche di attualità psichiatrica.
  • Nella sezione RECENSIONI saranno pubblicate brevi e chiare recensioni di libri inerenti la salute mentale (psicoterapia, psichiatria, etc.)

A CURA DI:

  • Raffaele Avico, psicoterapeuta cognitivo-comportamentale,  Torino, Milano
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