Abbiamo chiesto a Gabriele Ramonda, uno psicoterapeuta a formazione psicoanalitica, un commento sul bellissimo lavoro di Jung “Il Libro Rosso”.
Gabriele fa parte anche del gruppo SIMEPSI, e ha in questa intervista prodotto alcune connessioni tra il Libro Rosso e i lavori di ricerca di Stanislav Grof, introducendo il tema “psichedelia”.
Come apprendiamo dalle sua parole, il Libro Rosso è un’opera che Jung scrisse (e disegnò) prima di tutto per sé, a seguito di un periodo profondamente disturbante della sua vita (che oggi probabilmente chiameremmo “episodio psicotico”), e sugli strascichi che quel periodo lasciò nella sua vita.
Come vedremo, il Libro Rosso risulta da un lavoro di re-impasto di quaderni di appunti precedenti, chiamati i “Libri neri” (esiste un cofanetto in inglese che si può acquistare qui).
Avevamo parlato in precedenza dello junghismo con Andrea Graglia, sempre su POPMed.
Questa volta abbiamo chiesto a Gabriele (che sul Libro Rosso ha scritto al sua tesi di laurea magistrale) di chiarire alcuni punti a riguardo dell’importanza che questo lavoro ebbe per la vita di Jung e come la teoria che in seguito Jung avrebbe sistematizzato ebbe a esserne influenzata e “contaminata”.
Il valore letterario del Libro Rosso si accompagna al suo valore artistico. Jung ne disegnò molte parti: la versione “grande” del libro (quella con le immagini), è costellata di disegni bellissimi: qui se ne trovano alcuni.
Buon ascolto (->qui)!





























