di Raffaele Avico
Abbiamo in passato parlato del lavoro di Bernardo Paoli, recensendo alcuni suoi lavori, in particolare “Qual è il tuo obiettivo?“.
Su concessione dell’autore pubblichiamo qui ora l’introduzione a “Dire tanto con poco. Aforismi per il cambiamento“, un volume che Bernardo ha pubblicato sull’importanza dell’aforisma come strumento euristico, funzionale anche al lavoro di psicoterapeuta.
Bernardo utilizza gli aforismi in psicoterapia quotidianamente, e ne declama la potenza e l’utilità nel passare contenuti/concetti/riflessioni in modo particolarmente “incisivo”.
Il libro declina l’utilizzo dell’aforisma a partire dalle inclinazioni psicologiche del lettore. Paoli lavora da tempo sulle inclinazioni, raggruppando gli aforismi (di sua creazione) in sotto-categorie, come raccolti intorno a tematiche “epistemiche” -fondanti nel modo di costruire il mondo da parte della persona/lettore.
Segue un interessante saggio breve sulla storia dell’aforisma, che come apprendiamo affonda le sue radici in culture pre-cristiane, occidentali come orientali (prime tracce: Sumeri nel terzo millennio a.c.), e una raccolta di curiosità inerenti gli aforismi stessi (l’aforisma più corto, l’aforisma più erroneamente attribuito, etc.), oltre che un breve vademecum per lo psicoterapeuta che voglia cimentarsi nell’uso di aforismi in psicoterapia. Infine, un corso per impararne la composizione.
Da leggere.
Qui gli altri nostri contenuti sul lavoro di Bernardo Paoli.
Introduzione da “Dire tanto con poco. Aforismi per il cambiamento” (abbiamo escluso le note, reperibili sul testo).
PROLOGO: TOTALITÁ MINIMA
L’aforisma non coincide mai con la verità; o è una mezza verità o una verità e mezzo. Karl Kraus
Leggi aforismi ogni giorno, anche senza accorgertene: nei post dei social, in esergo sui libri, in calce a una e-mail, nei biglietti d’auguri, nelle frasi motivazionali sui muri della palestra, lungo i percorsi tematici dei musei, nei biscotti della fortuna, in un Bacio Perugina o sul calendario del bar preferito mentre sorseggi un caffè. Li incontri ovunque, ma forse non sai che gli aforismi hanno alle spalle una storia millenaria e che, in psicoterapia, vengono utilizzati come strumento di cambiamento e miglioramento personale.
Gli aforismi sono una delle forme più antiche di trasmissione del sapere, e costituiscono un genere letterario a sé stante (come la poesia o il romanzo): poche parole capaci di racchiudere molto. Incarnano la duplice esortazione del poeta latino Orazio alla “brevitas” (scrivere nel modo più conciso possibile) e al “sermo iocosus” (fare una conversazione arguta e brillante). Fu Ippocrate, padre della medicina occidentale, a coniare nel V secolo a.C. il termine “aforisma”, e a usarlo per intitolare un libro. Il celebre incipit «La vita è breve, l’arte è lunga» ci ricorda che un’intera esistenza non basta per imparare a far bene il proprio mestiere. Un monito di umiltà ancora attuale.
Gli aforismi sono frasi di saggezza, il cui significato è tanto più profondo quanto più sintetico è il modo in cui vengono formulati, esprimendo in forma breve verità ricavate dall’esperienza. Con le parole di Friedrich Nietzsche, sono una forma dell’eternità: grazie alla loro concisione folgorante riescono a perdurare nel tempo, come una scintilla che si riattiva ogni volta che incontra qualcuno disposto ad ascoltare. Gli aforismi intendono evocare l’infinito nel finito; tengono in sé i due poli opposti dell’atto creativo: il compiuto e l’incompiuto.
Maggiore è l’arguzia con cui un aforisma viene espresso, e la densità informativa in esso contenuta, e – ipso facto – maggiore è la capacità di trasmettere conoscenza. Si pensi, ad esempio, alla frase lapidaria di Paul Valéry «Tutto inizia con un’interruzione»: una manciata di sillabe in grado di dire tanto con poco.
Gli aforismi sono l’impero della parola eloquente, una brevità felice che sorregge il molto, una totalità minima. Ma sono anche un’arma del pensiero: strumenti di sintesi razionale così come d’illuminazione mistica; di emozione estetica come anche di precetto etico.
Appartengono allo stesso genere della saggistica, solo che, per il loro carattere estremamente conciso, sono privi di argomentazione, presentandosi così come frasi sentenziose. Essendo sintetici e memorabili, possono addirittura risultare più precisi ed efficaci di un intero trattato.
Allo stesso modo del saggio, partecipano poi al piacere del libero pensiero; per questo motivo usano volentieri toni critici e polemici, paradossali e contraddittori, a volte estremi e radicali, o irriverenti e “politicamente scorretti”. Si pensi all’aforisma di Karl Kraus «Psicopatologia: se uno che non ha nulla, lo si guarisce nel modo migliore dicendogli quale malattia ha», o a quello di Marcel Mariën «Era tanto povera da non avere un subconscio».
Gli aforismi, insieme ai proverbi, fanno parte di una più ampia famiglia di fenomeni linguistici denominati “forme brevi”. Ciascuna di esse ha una sua peculiarità, ma proverbi e aforismi restano, in estrema sintesi, le due forme principali: i primi appartengono anzitutto alla tradizione orale e comunitaria; i secondi alla tradizione scritta, e sono espressione del pensiero di un individuo. I proverbi si connettono sempre ad aspetti concreti di vita («Non esiste proverbio senza situazione»); basti pensare a quelli meteorologici che utilizziamo ancora oggi, come «Rosso di sera, bel tempo si spera». Inoltre, il linguaggio di un proverbio può essere anche scurrile. Gli aforismi, invece, utilizzano un linguaggio più ricercato e, pur partendo anch’essi dall’esperienza, tendono a dedicarsi a formulazioni più generali: l’aforisma rende ragione sia al particolare che all’universale, sia all’esperienza che all’astrazione. Lo stile di Michel de Montaigne ne è un ottimo esempio: «Chi ha imparato a morire, ha disimparato a servire». I proverbi sono tendenzialmente ascrivibili alla tradizione popolare, mentre gli aforismi a quella colta; i primi sono la “saggezza di molti”, i secondi traggono forza dall’abilità linguistica e dall’autorevolezza del singolo autore.
Nella loro storia evolutiva è accaduto che alcuni aforismi fossero dei frammenti di opere perse, conservati come frasi a sé stanti (si pensi agli scritti di Eraclito), o che venissero ricavati “per estrazione” da testi più ampi (come nel caso di Oscar Wilde); altri furono invece concepiti fin dall’inizio come tali (com’è accaduto per le Massime di François de La Rochefoucauld). Alcuni aforismi sono brevissimi – in linea con il precetto del design minimalista «Less is more» – altri invece sono dei pensieri più lunghi e complessi; se ne trovano di questo tipo nell’Oracolo manuale ovvero l’arte della prudenza di Baltasar Gracián, nei Pensieri di Blaise Pascal o in Umano, troppo umano di Friedrich Nietzsche. In ogni caso, gli aforismi possiedono un potere inconfondibile: scaldano il cuore e illuminano la mente. Da qui deriva il loro potenziale terapeutico e di cambiamento. Leggere, memorizzare, usare e scrivere aforismi, insegna ad aver cura delle parole, a sceglierle con attenzione affinché diventino strumento di cura di sé e di accudimento dell’altro.
Il libro è organizzato in due parti. La prima raccoglie gli aforismi che ho composto a scopo clinico e divulgativo. Ho selezionato quelli che utilizzo più di frequente e che considero maggiormente efficaci per promuovere il cambiamento. Chi già conosce il mio lavoro sulle inclinazioni psicologiche le ritroverà nelle varie sezioni, dedicate ai diversi profili di personalità. La seconda parte del libro, invece, tratta la storia degli aforismi, la tecnica, la teoria e i fondamenti del loro valore terapeutico.
Le forme brevi sono per me una passione inesauribile: ogni volta mi entusiasmo quando leggo un aforisma ben scritto o se m’imbatto in qualche stranezza sorprendente (se ne troveranno alcune nel paragrafo finale del libro dedicato alle curiosità). Mi interesso di aforismi da molto tempo, e tutto ciò che ho capito su questa forma breve l’ho raccolto nelle pagine che seguono. Come suggerisce Paul Arden, rendere partecipi gli altri delle proprie conoscenze fa sentire svuotati, ma porta con sé la ricchezza e il beneficio della condivisione, e del costringersi ad andare alla ricerca di nuovi stimoli.
Mi congedo dal prologo con le parole di Gustave Flaubert, da cui cerco di trarre ispirazione quando compongo un aforisma: non per divertimento, come fanno i bambini, né per istruirsi, come fanno gli ambiziosi, ma per vivere.



















