
di Raffaele Avico
Il fenomeno del tarantismo ha storicamente interessato molteplici territori (non solo la Puglia), pur prendendo nomi e forme diverse. Il denominatore comune era la finalità terapeutica dei rituali stessi, incentrati sull’elemento musicale come dispositivo di “regolazione” e di “catarsi”, e sull’elemento sociale (la presenza di osservatori, e il reintegro del “malato” all’interno della sua stessa comunità). Già questo ci dovrebbe far comprendere l’importanza, per la salute mentale, dell’elemento “regolazione emotiva” e dell’elemento “appartenenza”: l’elemento regolazione emotiva come possibilità, per l’individuo, di arrivare a padroneggiare il suo stesso disturbo, l’elemento appartenenza, invece, legato al bisogno profondo di connessione e socialità, anche quando in presenza di un “disturbo mentale”.
Su questi temi, abbiamo intervistato per Psychiatry on line Luigi Chiriatti a proposito di tarantismo e neotarantismo.
Chiriatti, etnomusicologo, è uno dei maggiori esperti italiani del fenomeno, avendo approfondito personalmente il tema in più modi; in rete troviamo un suo breve curriculum:
“Editore e studioso delle tradizioni popolari del Salento. Fondatore della casa editrice Kurumuny, ha inciso con il Canzoniere Grecanico Salentino il disco “Canti di terra d’Otranto e della Grecìa salentina”, ha curato e pubblicato numerosi lavori sul tarantismo, la musica e la cultura popolare salentina tra cui: “Morso d’amore. Viaggio nel tarantismo salentino” (Capone editore 1995); “Opillopillopiopillopillopà. Viaggio nella musica popolare salentina” (Aramirè 1998). Ha inoltre curato i seguenti volumi: “Luigi Stifani, Io al santo ci credo. Diario di un musico delle tarantate” (Aramirè 2000); “Immagini del tarantismo” (Capone editore 2002); “Osso sottosso sopraosso: storie di santi e di coltelli” (Kurumuny 2004).”
Chiriatti, per il suo lavoro, è stato insignito di molteplici riconoscimenti anche in senso internazionale.
L’intervista si snoda intorno a molteplici punti/domande:
- ORIGINE DEL TARANTISMO
- COS’É E COME SI SVOLGE IL RITUALE DI TARANTISMO
- MORSO VS. RIMORSO VS. RITORNO DEL RIMOSSO
- LA FUNZIONE DELL’APPARATO MUSICALE
- PAGANESIMO O CATTOLICESIMO?
- LA DONNA TARANTATA: COME VENIVA CONSIDERATA IN SOCIETÀ?
- LA FASE CONCLUSIVA DEL TARANTISMO
- COS’É RIMASTO DEL TARANTISMO? IL NEOTARANTISMO
- I LIBRI DI CHIRIATTI, ALTRI RIFERIMENTI BIBLIO E VIDEOGRAFICI
Sempre sul tarantismo, qui.
Qui l’intervista:
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Kernberg, a proposito di questo, chiude l’intervista con una riflessione a proposito di tutte le forme di disturbo grave di personalità (non solo borderline), riflettendo su come la “potenza dell’aggressività” sia, in questi disturbi, il vero focus, in quanto “nucleo” del disturbo in grado di modellare, deformare la “restante parte” della personalità dell’individuo.




A proposito dei cicli interpersonali problematici e delle dinamiche relazionali dei soggetti borderline, merita fare un accenno al lavoro di Antonio Semerari “I disturbi di personalità: modelli e trattamento”. Nella parte del libro dedicata ai quadri borderline, Semerari (che ha una formazione diversa da Correale, arrivando da una scuola cognitivo comportamentale) intende allargare il discorso relativo agli aspetti integrativi del lavoro da fare con il paziente borderline: non si tratterebbe cioè di lavorare per un’integrazione solamente relativa ad aspetti affettivi scissi verso lo stesso oggetto (amore/odio, dipendenza/sfiducia), ma di muoversi verso un lavoro di integrazione più ampio, più “totale”. L’integrazione di quelli che Semerari chiama “stati mentali” diversi e disarmonici, è il presupposto per una coerenza del comportamento. Senza integrazione, non c’è coerenza comportamentale (e questo lo si osserva facilmente nei soggetti borderline). Se poniamo il lavoro “integrativo” come drive centrale e scopo ultimo del lavoro con questa tipologia di pazienti, lavoro da effettuarsi su più livelli, meglio comprendiamo il razionale di intervento di un modello multi-disciplinare e ampio come la 





